Diari, Kurt Cobain

Apologia di una rockstar

                                                                                        2010092                                                                                                                                                                                    

“Non sono mai stato una persona molto prolifica, perciò quando la creatività passa, passa sul serio.  Mi trovo a scarabocchiare su taccuini per appunti e fogli sparsi, ma finisce che solo una minima parte dei miei scritti raggiunge una vera forma. E’ colpa mia, ma il sopruso peggiore che ho patito quest’anno non sono state né le esagerazioni dei media né i pettegolezzi da pollaio, ma la violenza ai miei pensieri personali, strappatimi durante i miei soggiorni in ospedale o nei viaggi in aereo o in albergo.
Mi sento costretto a dire vaffanculo vaffanculo a quelli tra voi che non hanno nessun riguardo per me come persona. Mi avete violentato più di quanto potrete mai immaginare. 
Quindi vi dico di nuovo andate affanculo, anche se quest’espressione ormai ha perso completamente il suo significato.
Vaffanculo!
Vaffanculo
.”

Ho letto questa frase e non ho potuto fare a meno di chiedermi cosa ne avrebbe pensato Kurt dei suoi diari diventati un libro, di chiedermi se fosse davvero giusto leggerli.
Mi rendo conto che probabilmente non avrebbe apprezzato, anzi che sicuramente non avrebbe apprezzato. A chi accidenti piacerebbe vedere sbandierati i propri pensieri personali al mondo intero?

La scusa che ho usato con me stessa per attenuare i miei sensi di colpa mentre leggevo i suoi Diari è che l’unico motivo per cui li leggevo era perché volevo saperne di più su di lui, su ciò che era realmente al di là dell’immagine superficiale ed errata che è spesso stata data di lui.
Io ho letto i suoi Diari semplicemente per comprendere più a fondo i suoi pensieri, e che sia moralmente giusto o meno, da fan di Kurt Cobain e dei Nirvana ho amato questo libro.

Se mi chiedete cosa abbia fatto Cobain per meritarsi la mia ammirazione, sia come persona che come musicista, direi che sono stati principalmente il suo modo di pensare e la sua capacità di trasmettere emozioni attraverso la musica.
Cobain era uno di quelli che non possono fare a meno di porsi delle domande, di riflettere su ciò che li circonda e su quello che non va nel proprio tempo, nella propria generazione e nel sistema.
Era una persona intelligente e introspettiva, uno con delle idee chiare e giuste, uno che credeva profondamente nell’uguaglianza e nella parità di diritti: anti-sessista, anti-razzista, anti-omofobico. Anticonformista, per molti versi.
Era uno che credeva nel potere della musica, era un idealista. Era uno che ha cercato il successo e lo ha trovato, e poi si è reso conto che non era come lo immaginava.

Ma queste sono solo le mie personali conclusioni. Probabilmente gli unici che sanno davvero chi era Kurt Cobain sono quelli che lo hanno conosciuto davvero, quelli che erano con lui prima e frattanto che il suo mito diventasse realtà.

A noi non restano altro che i pensieri rubati dai suoi diari e le sue canzoni, e va bene così.
Oh well, whatever, nevermind.

“Mi sento come un cretino a scrivere di me stesso come se fossi un’icona semidivina del pop-rock americano oppure un autoproclamato prodotto della ribellione inscatolata dalle corporation, ma ho sentito talmente tanti racconti e storie assurdamente esagerati dai miei amici e ho letto così tante patetiche diagnosi freudiane da quattro soldi sulla mia infanzia nelle interviste, su come io sia un notorio eroinomane perso, un alcolizzato, autodistruttivo, e tuttavia così evidentemente sensibile, fragile, pacato, narcolettico, nevrotico, una formica impazzita che in qualunque momento possa andare in overdose e buttarsi da un tetto, impazzire, spararsi in testa o tutte e tre le cose. Dio, non ce la faccio a reggere il successo.”

“Perché diavolo i giornalisti insistono nell’inventarsi un’interpretazione freudiana da quattro soldi per i miei testi quando il 90% delle volte non li hanno neanche trascritti correttamente?”

“Vorrei che ci fosse qualcuno che potesse spiegarmi perché non ho assolutamente più alcun desiderio di imparare. Mentre prima avevo così tanta energia e sentivo la necessità di cercare per chilometri e settimane qualunque cosa fosse nuova e diversa. Entusiasmo.”

“E questa piccola pausa di rifornimento che noi chiamiamo vita e di cui ci preoccupiamo con tanta serietà non è altro che un breve weekend carcerario rispetto a ciò che viene con la morte.
La vita non è neanche lontanamente sacra quanto l’apprezzamento della passione.”

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