Divergent Trilogy,Veronica Roth

(Più che una recensione, uno sfogo isterico)

 

Attenzione: spoiler

No. Se ciò che penso su questa trilogia dovesse ridursi a una sola parola, quella parola sarebbe senza dubbio NO.

Ma partiamo dal principio.

Era da tempo che avevo intenzione di leggere questa trilogia, e così all’incirca una settimana fa mi decido a prendere tra le mani il primo libro e a iniziarlo. Bastano poche pagine e Divergent mi cattura completamente, per le successive ventiquattro ore sono incapace di mettere giù il libro, passo persino una notte quasi in bianco a leggere.
Sono totalmente assorbita dal mondo che Veronica Roth ha creato, dal sistema delle fazioni e delle iniziazioni, dall’idea stessa di dividere la popolazione in gruppi a seconda della loro natura.
Ho amato dal primo istante il personaggio di Tris: la sua voglia di libertà, di riscatto, di rischio, e soprattutto il suo coraggio. Seguo con passione viscerale il suo addestramento per diventare un Intrepida, faccio il tifo per lei, soffro con lei, mi innamoro di Quattro con lei. E’ forte, è cazzuta, è una che affronta le sue paure senza piangersi addosso. Quando supera l’iniziazione è come se ci fossi io lì al suo posto, tanto mi sono immedesimata nel suo personaggio.
Amo Tris, amo Quattro, amo gli Intrepidi e amo Divergent. E amo persino Veronica Roth.
E questo è il mio stato d’animo di totale esaltazione quando arrivo alla fine del primo libro.

Naturalmente a questo punto le mie aspettative sono schizzate alle stelle, e mi aspetto fuochi d’artificio per Insurgent. Ecco, è esattamente qui che iniziano i miei problemi.
La Tris del primo libro è completamente scomparsa, e al suo posto c’è una ragazza sconvolta, che deve fare i conti con la perdita dei suoi genitori che si sono sacrificati per lei e con i suoi sensi di colpa per aver ucciso Will. E così inizia a inanellare una serie di azioni stupide una dietro l’altra: rischia continuamente di farsi uccidere senza un valido motivo, si rifiuta di tenere in mano una pistola ma non si fa problemi a ficcare un coltello nel cuore di Eric, si consegna spontaneamente agli Eruditi per farsi uccidere, e poi quando sta per morire decide che in fondo in fondo forse le piace vivere. Ok, d’accordo che una ragazza di sedici anni non può rimanere insofferente dopo aver visto uccidere entrambi i genitori, e dopo aver dovuto sparare al suo migliore amico, ma così l’autrice ha completamente snaturato il personaggio!
Per non parlare dell’ottusità di Quattro/Tobias: le decisioni che prende molto spesso non sono meno stupide di quelle di Tris, ha dei seri problemi di fiducia verso tutti, ma quando si tratta di sua madre si fida ciecamente, nonostante lei l’abbia abbandonato e per anni abbia finto di essere morta. Si è finta MORTA, non so se rendo l’idea. Sul serio, che diavolo di problemi hai, Tobias?
Nessuno in questo libro sembra avere più un briciolo di coerenza, la coppia Tris/Tobias non fa che litigare per motivi inesistenti e a mentirsi e a mettersi uno contro l’altra, Caleb senza nessun motivo logico aiuta Jeanine Mattews a uccidere sua sorella, mentre Peter, che finora è stato il cattivone per eccellenza, la salva.
Ma sì, in fondo chissenefrega della coerenza dei personaggi, l’importante è avere dei gran colpi di scena!
E poi, udite udite, la grande rivelazione del finale: la recinzione non serve a proteggere la città da quello che c’è fuori, ma ad assicurarsi che quelli che sono dentro ci restino! Wow!
Non lo avevo affatto capito nel primo libro, quando Tris si è chiesta perché i cancelli fossero chiusi dall’esterno invece che dall’interno! Ma per favore va.
E così termina il secondo libro, che per tutti i motivi sopraelencati è stato piuttosto deludente rispetto al primo.

Quando inizio Allegiant non so davvero più cosa aspettarmi, ma ormai ci sono dentro, quindi tanto vale andare avanti.
La coppia Tris/Tobias sembra essere tornata al suo antico splendore, i due una volta tanto vanno d’amore e d’accordo e riescono a prendere delle decisioni insieme in modo civile, senza che nessuno scappi nel cuore della notte per precipitarsi al patibolo.
Evelyn, la madre di Tobias, ha assunto il comando della città e ha smantellato le fazioni, rendendo tutti quanti degli Esclusi, e ha impedito a chiunque di oltrepassare la recinzione.
Tuttavia un piccolo gruppo di persone formato da Tobias, Tris, Christina, Cara, Caleb, Uriah e Peter viene aiutata a uscire, e così scoprono che il mondo fuori dalla loro piccola città è sconfinato e l’uomo è solo un minuscolo granello di sabbia in questa immensità bla bla bla. (Che poi mi chiedo che razza di erudizione dovevano avere questi Eruditi se non avevano la minima nozione né di storia, né di geografia, né di nessun’altra cosa, ma passiamoci su).
Ma qui, tra pagine e pagine di noia assoluta e di assoluto niente, Tris e Tobias ricominciano a dare i numeri e a fare cose insensate e in definitiva a comportarsi da completi idioti.
Tobias, soprattutto, in alcuni momenti è stato una delusione totale, e mi sono spessa chiesta a malincuore che fine avesse fatto il Tobias/Quattro del primo libro, quello posato e intelligente che sembrava avere sempre tutto sotto controllo. (A quanto pare, la Roth ha ben pensato di snaturare anche lui).
A un certo punto (è servito che il povero Uriah finisse in coma perché accadesse) il gruppo ritorna a fare squadra e a pensare con un minimo di cervello, e insieme riescono a ideare un piano per salvare gli abitanti di Chicago dagli scienziati che li hanno messi lì e li trattano come se fossero un semplice esperimento e non degli esseri umani. Così Tobias e alcuni altri vanno in città per impedire che Marcus e Evelyn si distruggano a vicenda e uccidano tutti gli abitanti (ecco, sono questi i momenti in cui mi ricordo perché Tobias è così problematico e complessato) mentre Tris resta al dipartimento per cancellare la memoria degli scienziati e fare scordare loro tutta quella storia di DNA puri e danneggiati e quant’altro. E miracolosamente il piano riesce, e tutti sarebbero felici e contenti se non fosse che Tris resta uccisa mentre salva tutti.
TRIS, la protagonista, quella che avevo amato nel primo libro e che dopo tutta questa storia del cavolo si meritava almeno un bel finale, muore.
MA CI RENDIAMO CONTO DELL’ASSURDITÀ’ DI QUESTA COSA??
Sul serio, Veronica Roth, potevi evitartelo. Anche lei sacrificata ai tuoi stupidi colpi di scena.
Per non parlare del povero Tobias, condannato a una vita di infelicità perché la donna di cui era innamorato, l’unica che aveva riconosciuto davvero il suo valore e lo aveva amato per quello che era, è morta.
Ma la cosa che mi fa davvero incazzare è che la sua morte non era necessaria, che la Roth poteva benissimo evitarla perché non era utile in alcun modo ai fini della storia!
Carissima autrice, sarà anche vero che il libro è tuo e i personaggi sono tuoi e (purtroppo) sei tu a scegliere come va a finire, ma questo non ti dà il diritto di uccidere i personaggi solo perché ti va. Questa è crudeltà gratuita, e io non posso perdonartela in alcun modo.
(Sono melodrammatica, lo so, ma per me i libri sono questioni serie).
La parte finale, quella dopo la morte di Tris, l’ho letta per pura inerzia e oltre a un’infinita tristezza per Tobias non mi ha lasciato assolutamente nulla. Ci dovrebbe essere speranza per un futuro migliore in quel finale? Cara Veronica, credi davvero che basti un salto dalla zip-line e qualche parola rassicurante per mettere tutto a posto? Beh, un corno. Sappi che non è così.

Dopo questo lungo sfogo, che mi fa già sentire un tantino meglio, vorrei precisare che non condanno completamente tutta la trilogia: ho amato il primo libro e continuo ad amarlo nonostante il resto non si sia dimostrato all’altezza, e la storia in generale è stata appassionante e intensa, anche se presenta diverse parti superflue e inutili, chiaramente piazzate lì al solo scopo di allungare il brodo.
La cosa che mi fa più rabbia è che l’opera aveva delle potenzialità immense, e secondo me l’autrice non ha saputo sfruttarle a dovere.
Non riesco a non essere delusa.

 

Frasi dai libri:

Per me c’è una bella differenza tra non avere paura e agire nonostante la paura, come fa lui. (Divergent)

Siamo entrambi in guerra con noi stessi, e questo a volte ci tiene vivi… a volte, invece, rischia di annientarci. (Insurgent)

Mi sono resa conto che le persone sono costituite da diversi strati di segreti. Credi di conoscerle, di capirle, ma le loro motivazioni ti sono sempre nascoste, seppellite nei loro cuori. E tu non le conoscerai mai, anche se a volte decidi semplicemente di fidarti. (Insurgent)

Forse ci costruiremo la nostra casa dentro di noi, per portarcela sempre dietro. (Allegiant)

Così come io ho sempre creduto nel suo valore, lui ha sempre creduto nella mia forza, mi ha sempre ripetuto che ero più in gamba di quanto pensassi. E io so, senza che me l’abbia mai detto nessuno, che è questo che fa l’amore, quando è vero amore: ti rende più grande di quello che eri, più grande di quanto pensavi di poter mai essere. (Allegiant)

Immagino che una fiamma che brucia con tanta intensità non sia destinata a durare. (Allegiant)

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