Cobain: Montage of Heck

 

Sento il bisogno di spenderci su due parole, anche se sto ancora cercando di metabolizzarlo.

Per chi non lo sapesse, io nutro una sorta di venerazione per Kurt Cobain, per cui non avrei potuto perdermi un docufilm sulla sua vita per niente al mondo.
Così, l’altroieri sera, cinema. Primo spettacolo, quello delle 20.15.

La premessa che devo fare è che se cercate in questo film qualcosa di sconvolgente, sconcertante o inedito sulla sua vita, probabilmente non lo troverete: molte cose sono state riprese dai suoi Diari, che io ho letto da poco e che quindi ricordavo quasi parola per parola.
Ma le interviste ai familiari e agli amici, e i video, e persino il cartone animato sono assolutamente impagabili.
Testimonianze dirette di chi lo ha conosciuto, di chi lo ha visto crescere o è cresciuto insieme a lui, di chi lo ha visto precipitare.

Mi sono quasi commossa guardando l’intervista di Krist. Ho sempre avuto la convinzione che tra tutti, Krist sia sempre stato quello più legato a Kurt, e il modo in cui parla di lui, la sua espressione mentre ne parla, a distanza di venti anni dalla sua morte, non fa che confermarmelo.

Le scene casalinghe di Kurt e Courtney spesso mi hanno fatto sorridere e a volte mi hanno intristito, erano al contempo buffe e drammatiche. Da quelle emerge la vera natura del loro rapporto, la loro disfunzionalità e il loro fascino distruttivo. Erano al contempo bellissimi e spaventosi.

L’immagine che dal film emerge di Cobain è quella che in realtà ne ho sempre avuto, quella di un ragazzo profondamente sensibile e riflessivo, geniale, fuori dal comune; ma a tratti anche indifeso e spaventato, quasi inerme di fronte al mondo, con soltanto la sua arte a fargli da scudo.
Una delle scene che mi ha fatto più tenerezza è quando, prima di cominciare la registrazione dell’Mtv Unplugged di NY, ha chiesto alle persone che conosceva di sedersi davanti così che potesse vederle mentre suonava. “Cause I hate strangers”, ha spiegato poi. Odio gli estranei. Totalmente disarmante.

Non ho altro da aggiungere, soprattutto perché, come ho detto, sto ancora metabolizzando le mie mille sensazioni.
Solo… assolutamente da vedere. Toccante, emozionante, straziante.

Oh, e quella cover di “And I love her”, che è già di per sé una delle mie canzoni preferite, beh… valeva la pena di guardare il film anche solo per sentirla.

“My heart is broke, but I have some glue”

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