Middlesex, Jeffrey Eugenides

Calliope Stephanides, detta Callie e poi Cal, è una bambina come le altre, o così crede, ma un giorno scopre che nel suo Dna si nasconde un gene misterioso che attraversa come una colpa tre generazioni9711239 della sua famiglia e ora si manifesta in lei. Callie è colpita da un'”eccentricità biologica”, che fa di lei un raro ermafrodito. E da qui ha inizio la sua odissea. Un viaggio travagliato nel cuore di un passato che nasconde i segreti del suo destino. Tra furbi imprenditori e ciarlatani, tra sagge donne di casa e improbabili leader religiosi, in un vorticoso alternarsi di matrimoni, nascite e scandali. Dalla Turchia del crollo dell’Impero Ottomano all’America del proibizionismo, dai conflitti razziali alla controcultura, dal Vietnam al Watergate, Jeffrey Eugenides ci restituisce un mondo scintillante e drammatico, in cui il senso del destino e l’eredità familiare si mescolano e si oppongono alla volontà di essere artefici di se stessi, di dar voce ai propri desideri, alla propria sessualità, ai propri sentimenti.

 

La mia recensione:

C’è una storia già scritta su di noi quando veniamo al mondo, una storia che inizia molto prima della nostra nascita, una storia che passa attraverso le generazioni che ci precedono e affonda le radici in passato imprecisato: la genetica. Più che nel destino, la nostra storia sembra essere scritta nei geni. La nostra eredità genetica determina chi siamo al momento della nostra nascita, la personalità, il carattere e l’ambiente ci rendono le persone che siamo, ma nulla può sfuggire al crudele determinismo dei nostri geni. Eppure questa storia insegna che la genetica non è tutto, che si deve fare i conti con le emozioni, con le circostanze, con i sentimenti e con l’amore, soprattutto con l’amore.
Middlesex è la storia di Calliope Stephanides, ma è anche la storia dei suoi genitori e quella dei suoi nonni: una storia familiare lunga più di settant’anni, che inizia nella Grecia devastata dai Turchi dei primi anni venti, attraversa l’Oceano Atlantico e approda in America, e ancora attraversa al Grande Depressione, la Grande Guerra, il Vietnam e la Guerra Fredda fino ad arrivare al presente. Nella storia degli Stephanides l’amore sfida la genetica, la tiene nascosta sperando di tenerla a bada con preghiere e promesse, senza riuscire mai a controllarla davvero: Cal è il risultato della trasmissione di un gene “inquinato” della famiglia, ma non è in ugual misura il risultato dell’amore tra Lefty e Desdemona e poi di quello tra Tessie e Milton?
Questo libro mi è entrato nel cuore di soppiatto, quasi senza che me rendessi conto, e solo dopo aver letto l’ultima parola mi sono resa conto di averlo amato. La storia è veramente straordinaria, quasi epica, ed è evidente (e ben riuscita) l’intenzione dell’autore di richiamare gli antichi poemi greci. Ho trovato splendida la narrazione dal punto di vista di Cal, delicata e al contempo emotivamente forte, e ho amato il suo personaggio: la scoperta di sé, il suo modo di amare, il coraggio di essere sé stesso.
Se c’è un solo difetto che posso trovare a quest’opera sono le descrizioni a volte fin troppo dettagliate, che è un difetto relativo perché lo stile di scrittura è davvero notevole e piacevole.
Bellissimo e assolutamente consigliato.

“Per quale motivo si studia la storia? Per capire il presente o per sfuggirgli?”
“Forse capivano la vita meglio di me. Fin da piccole sapevano quanto poco valore il mondo attribuisse ai libri, e non perdevano tempo a leggerli. Mentre io, anche adesso, continuo a credere che quei puntini neri su fondo bianco abbiano il più alto dei significati[..].”
“Sappiamo che è vero perché l’abbiamo sognato tutt’e due. Questa è la realtà: un sogno condiviso.”
“La natura non mi procurava alcun sollievo. Il mondo esterno era finito. Ovunque fossi andato avrei sempre incontrato me stesso.”

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