Il Signore degli Anelli, J.R.R. Tolkien

 

La mia recensione:

Dopo aver passato qualche settimana nella Terra di Mezzo, il ritorno alla realtà è un po’ velato da malinconi6436033a: anche io, come tutta la Compagnia dell’Anello, sono arrivata alla fine della mia avventura e me ne torno a casa con il bel ricordo della strabiliante avventura appena vissuta.
Ho la sensazione che un libro come questo sia impossibile da recensire, perché è stato già detto tutto, o perché ci sarà sempre troppo da dire, perciò non pretendo di fare una recensione, ma piuttosto di raccontarvi come l’ho vissuta io.

l Signore degli Anelli è uno di quei libri che non passano mai di moda, un po’ come le favole. E forse così si potrebbe persino definire, una lunga favola in cui non mancano né maghi né orchi, né intrepidi cavalieri e tutto un universo di creature straordinarie. Non ci fa mancare proprio niente, il buon vecchio Tolkien: abbiamo i buoni e i cattivi, un’epica battaglia tra bene e male e persino un lieto fine, di quelli in cui i buoni vincono sempre e tutti vissero felici e contenti, che in fondo è quello che ogni lettore spera.
Ma probabilmente l’apogeo del successo dell’opera tolkeniana sono i suoi personaggi, la loro forte caratterizzazione e la capacità di ciascuno di loro di scavarsi un posto nei nostri cuori. Mi sembra ancora impossibile aver “conosciuto” così tanti personaggi diversi e averli amati tutti, dal primo all’ultimo: la caparbietà di Frodo, la lealtà di Sam, la leggerezza e l’allegria di Merry e Pipino; la velata malinconia di Legolas e la fierezza di Gimli, la saggezza di Gandalf, la maestosità e la profondità di Aragorn, la nobiltà di Faramir e l’indipendenza di Dama Eowyn.
La nota comune che li contraddistingue è il loro essere dei personaggi completamente positivi, eroici, di quelli che danno il buon esempio da seguire, ricchi di virtù e liberi da qualunque abiezione tipicamente umana come egoismo, viltà, gelosia o bramosia di potere.
Persino Boromir, che ha ceduto alla forza malefica dell’anello, si riscatta immediatamente dando la sua vita per salvare Merry e Pipino dagli orchi, e in fondo anche Smeagol infine avrà un ruolo decisivo nella vittoria.
Neanche a livello di sentimenti ci facciamo mancare nulla, prime fra tutte l’amicizia: bellissimo il legame che si crea tra i membri della Compagnia, particolarmente commovente quello tra Frodo e Sam, decisamente singolare quello tra Gimli e Legolas.
E naturalmente, visto che una donna bada a queste cose, non posso non parlare dell’amore, della storia struggente e fatidica di Aragorn e Arwen, appena accennata eppure che fa sognare, e di quella di Faramir e Eowyn, che guarisce l’animo ferito della Dama e le ridona la voglia di vivere.
Ma come ogni finale che si rispetti, perché anche se lieto sempre di una fine si tratta, la separazione della Compagnia e la partenza di Frodo e degli altri dai Porti Grigi mi ha lasciato un po’ di tristezza (e leggere nell’Appendice della morte di Aragorn e di Arwen non ha di certo contribuito a risollevarmi ma vabbé, ormai dovrei saperlo che niente dura per sempre, neanche i libri).
Non sono una grande esperta di fantasy, ma in questo momento Tolkien mi sembra ineguagliabile. Il suo stile di scrittura è divino, ha una grande capacità narrativa e descrittiva, un’immensa vena creativa, è… è semplicemente un genio. Punto.
Tornando al discorso iniziale, io spero che Il Signore degli Anelli continui a non passare di moda. Perché ok la modernità, e ok l’evoluzione dei tempi e tutto ciò che comporta, ma per me una buona vecchia storia di sani principi e di sentimenti puri, di nobiltà e di coraggio, avrà sempre qualcosa da dire.
Grazie, Tolkien.

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« Che cosa temi dunque, signora? », egli domandò. 
«Una gabbia » ella rispose. «Rimanere chiusa dietro le sbarre finché il tempo e l’età ne avranno fatto un’abitudine, e ogni possibilità di compiere grandi azioni sarà per sempre scomparsa.»

 

 

Penso agli atti coraggiosi delle antiche storie e canzoni, signor Frodo, quelle ch’io chiamavo avventure. Credevo che i meravigliosi protagonisti delle leggende partissero in cerca di 5543097esse, perché le desideravano, essendo cose entusiasmanti che interrompevano la monotonia della vita, uno svago, un divertimento. Ma non accadeva così nei racconti veramente importanti, in quelli che rimangono nella mente. Improvvisamente la gente si trovava coinvolta, e quello, come dite voi, era il loro sentiero. Penso che anche essi come noi ebbero molte occasioni di tornare indietro, ma non lo fecero. E se lo avessero fatto noi non lo sapremmo, perché sarebbero stati obliati. Noi sappiamo di coloro che proseguirono, e non tutti verso una felice fine, badate bene; o comunque non verso quella che i protagonisti di una storia chiamano una felice fine. Capite quel che intendo dire: tornare a casa a trovare tutto a posto, anche se un po’ cambiato… , come il vecchio signor Bilbo. Ma probabilmente non sono quelle le migliori storie da ascoltare, pur essendo le migliori da vivere!».

 

Figli di G2025450ondor! Di Rohan! Fratelli miei! Vedo nei vostri occhi la stessa paura che potrebbe afferrare il mio cuore! Ci sarà un giorno, in cui il coraggio degli uomini cederà, in cui abbandoneremo gli amici e spezzeremo ogni legame di fratellanza, ma non è questo il giorno! Ci sarà l’ora dei lupi e degli scudi frantumati quando l’era degli uomini arriverà al crollo, ma non è questo il giorno! Quest’oggi combattiamo! Per tutto ciò che ritenete caro su questa bella terra, v’invito a resistere!

 

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