Lo straniero, Albert Camus

23173984Descrizione: Pubblicato nel 1942, “Lo straniero”, un classico della letteratura contemporanea, sembra tradurre in immagini quel concetto dell’assurdo che Albert Camus andava allora delineando e che troverà teorizzazione nel coevo “Il mito di Sisifo”. Protagonista è Meursault, un modesto impiegato che vive ad Algeri in uno stato di indifferenza, di estraneità a se stesso e al mondo. Un giorno, dopo un litigio, inesplicabilmente Meursault uccide un arabo. Viene arrestato e si consegna, del tutto impassibile, alle inevitabili consegenze del fatto – il processo e la condanna a morte – senza cercare giustificazioni, difese o menzogne. Come Sisifo, Meursault è un eroe “assurdo”: la sua lucida coscienza del reale gli permette di giungere attraverso una logica esasperata alla verità di essere e sentire. “E’ una verità ancora negativa”, ebbe a scrivere Camus in una prefazione per un’edizione americana dello “Straniero”, “senza la quale però nessuna conquista di sé e del mondo sarà mai possibile”.

La mia recensione:

I miei pregiudizi su questo libro erano del tutto errati. Non so perché, ma ero convinta che si trattasse di uno di quei libri ricchi di paroloni e carenti di trama, che si leggono più per puro esercizio intellettuale che per diletto. In realtà, invece, è un’opera che si legge molto fluidamente: la storia in sé è piuttosto semplice, un pallido contorno di eventi in rapida successione che non trasmettono al lettore assolutamente nulla, ma che svolgono alla perfezione il compito di mettere in risalto la personalità del protagonista e il suo modo di rapportarsi alla vita.
Meursault è un personaggio incredibile, sul serio. La cosa più sconcertante è che la sua totale indifferenza verso tutto e tutti provoca nel lettore delle riflessioni profonde, perché paradossalmente l’indifferenza non lascia affatto indifferenti. L’indifferenza è sbagliata, perché essere indifferenti verso la propria vita (e verso la morte) significa toglierle importanza, sacralità, significa che la vita non ha poi molto senso.
Meursault, più che vivere, si lascia trascinare dalla vita, eppure questo non implica che egli non la ami, la sua vita.

“Allora mi ha chiesto se non mi interessava un cambiamento di vita. Ho risposto che non si cambia mai di vita, che del resto tutte le vite si equivalgono e che la mia, così com’era, non mi dispiaceva affatto.”

Mi è piaciuto molto il personaggio di Meursault. Non so come né esattamente quando, ma a un certo punto la sua indifferenza sembra essersi trasformata in coraggio, persino in dignità.
Mi è piaciuta molto anche l’opera nella sua interezza, indubbiamente un libro che lascia il segno. O forse è solo che mi sento un po’ “straniera” anche io.

La mia personale (e forse superficiale) morale della storia? Il fatto che la vita non abbia senso, in fondo non toglie nulla alla sua bellezza.

Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...