Colpa delle stelle, John Green

_colpa-delle-stelle-1353958507Descrizione: Hazel ha sedici anni, ma ha già alle spalle un vero miracolo: grazie a un farmaco sperimentale, la malattia che anni prima le hanno diagnosticato è ora in regressione. Ha però anche imparato che i miracoli si pagano: mentre lei rimbalzava tra corse in ospedale e lunghe degenze, il mondo correva veloce, lasciandola indietro, sola e fuori sincrono rispetto alle sue coetanee, con una vita in frantumi in cui i pezzi non si incastrano più. Un giorno però il destino le fa incontrare Augustus, affascinante compagno di sventure che la travolge con la sua fame di vita, di passioni, di risate, e le dimostra che il mondo non si è fermato, insieme possono riacciuffarlo. Ma come un peccato originale, come una colpa scritta nelle stelle avverse sotto cui Hazel e Augustus sono nati, il tempo che hanno a disposizione è un miracolo, e in quanto tale andrà pagato.

«Sono innamorato di te» ha detto lui, piano.
«Augustus» ho detto.
«E’ vero» ha detto. Mi guardava dritto, e così gli ho visto socchiudere un po’ gli occhi. «Sono innamorato di te, e non sono il tipo da negare a me stesso il semplice piacere di dire cose vere. Sono innamorato di te, e so che l’amore non è che un grido nel vuoto, e che l’oblio è inevitabile, e che siamo tutti dannati e che verrà un giorno in cui tutti i nostri sforzi saranno ridotti in polvere, e so che il sole inghiottirà l’unica terra che avremo mai, e sono innamorato di te.»

Recensione:

Onestamente, prima di iniziarlo non pensavo mi sarebbe piaciuto.
Primo, perché è un libro triste, e i libri tristi di solito non fanno per me;
secondo, perché è stato un best-seller, perché ci hanno persino fatto un film e perché è amato da tutto il mondo e io di solito diffido di questo genere di libri perché quasi sempre si rivelano una grande delusione.
Insomma, anche se lo avevo in TBR da due anni mi ero quasi convinta a non leggerlo. Poi qualche giorno fa l’ho visto lì, sul kindle, e all’improvviso mi sono detta “perché no?”.
E così mi sono dovuta ricredere su tutto.
Non dico che Colpa delle stelle sia un libro perfetto, questo no. Anzi, a dirla tutta ha diversi difetti.
Primo fra tutti, il modo di scrivere di John Green: scorre a meraviglia, questo è fuori discussione, ma a volte è così semplice da risultare snervante (per favore, qualcuno gli dica che esistono almeno una decina di sinonimi del verbo “dire”, ho letto quattro ho detto/ha detto in quattro frasi consecutive).
E poi c’è il fatto che sembra tutto un po’, come dire, stereotipato, e anche un po’ confezionato ad hoc per piacere ai lettori. Tutto un po’ piacione, insomma.

E dopo tutti questi complimenti, immagino vi chiederete cos’è stato, infine, a farmi cambiare parere.
Beh, a dirla tutta è stato il fatto che mentre leggevo, non ho notato nessuna di queste cose, o forse semplicemente non me ne importava un accidente: ero troppo presa dalla lettura, troppo immersa nella storia, troppo in preda a un’altalena di emozioni. Più che altalena, un blue tornado sarebbe una metafora più appropriata per descrivere quello che ho provato.
“Colpa delle stelle” è un libro incredibile: è commovente, è doloroso, è dolce, è tenero, è emozionante.
E’ un mix di sensazioni che confonde, che un attimo prima ti fa sorridere e quello dopo ti fa venire un groppo alla gola.
Ho provato dell’autentico affetto nei confronti dei due protagonisti, Hazel e Augustus. Entrambi hanno una vita difficile, per dirla con un eufemismo, perché una malattia come il cancro è in grado di cambiarti, di distruggerti, di annullarti; entrambi hanno i loro alti e bassi, eppure c’è un immenso coraggio nel modo in cui affrontano il loro dolore, c’è della forza persino nel loro modo di essere deboli.
Mi piacciono i loro caratteri, mi piace l’ironia di Hazel e il carisma di Gus, mi piace il fatto che nonostante la malattia si comportino da adolescenti, che si innamorino, che trovino del bello nella vita.
Le ultime pagine sono assolutamente strazianti, così intense e terribili da aver fatto difficoltà a leggerle.
Dunque, per stavolta ho deciso di passare sopra ai difetti e di promuovere John Green a pieni voti. In fondo, quando un libro riesce a farti provare emozioni così forti non c’è difetto che tenga, bisogna soltanto leggere e ringraziare.

«A volte le persone non capiscono le promesse che fanno nel momento in cui le fanno» ho detto.
Isaac mi ha scoccato uno sguardo.
«Sì, certo. Ma la promessa la mantieni lo stesso. E’ questo l’amore. L’amore è mantenere lo stesso la promessa.»

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