Altai, Wu Ming

7852660Quindici anni dopo l’epilogo di Q.
Venezia, Anno Domini 1569. Un boato scuote la notte, il cielo è rosso e grava sulla laguna: è l’Arsenale che va a fuoco, si apre la caccia al colpevole. Un agente della Serenissima fugge verso oriente, smarrito, «l’anima rigirata come un paio di brache». Costantinopoli sarà l’approdo. Sulla vetta della potenza ottomana conoscerà Giuseppe Nasi, nemico e spauracchio d’Europa, potente giudeo che dal Bosforo lancia una sfida al mondo e a due millenni di oppressione.
Intanto, ai confini dell’impero, un altro uomo si mette in viaggio, per l’ultimo appuntamento con la Storia. Porta al collo una moneta, ricordo del Regno dei Folli.
Echi di rivolte, intrighi, scontri di civiltà. Nuove macchine scatenano forze inattese, incalzano il tempo e lo fanno sbandare. Nicosia, Famagosta, Lepanto: uomini e navi corrono verso lo scontro finale.

Eccomi arrivata al mio secondo appuntamento con i Wu Ming, readers!
Di seguito vi racconto com’è andata.

La mia recensione:

“Con gli anni, ho imparato che i mezzi cambiano il fine.”

Ero stata avvertita che di Q ne esiste uno solo e che Altai non era assolutamente all’altezza del suo precedente, e dopo aver appurato con i miei occhi non posso che confermare anche’io questa opinione.

Naturalmente è innegabile e magistrale l’immane lavoro di ricostruzione storica fatto dal collettivo e amo lo stile di scrittura, soprattutto per la capacità degli autori di descrivere e ricreare atmosfere così vivide che sembrano davvero trasportare nel passato.
Il romanzo è anche un buon romanzo, soltanto che a livello emotivo non mi ha trasmesso nulla: non mi sono appassionata in alcun modo né alla storia né ai personaggi.

Yossef Nasi è di un’ingenuità e al tempo stesso di un’arroganza quasi snervante: i suoi intenti sono buoni, ma non si rende conto che il suo sogno non è altro che un’impresa militare cruenta e sanguinosa della quale non è lui a muovere i fili e nella quale egli non è che uno strumento nel disegno di qualcuno di molto più potente e astuto di lui. Imperdonabilmente stupido.
Manuel, invece, non mi è piaciuto per la sua mancanza di personalità: nonostante i suoi dubbi sull’impresa di Nasi, non ha opposto particolari resistenze e anzi si è lasciato trasportare dalle parole e dagli entusiasmi di Yossef, rendendosi conto dell’errore soltanto quando lo ha avuto davanti al naso.
La storia non fa particolarmente onore neanche a Ismail: il grande generale Gert dal Pozzo esiliato ai margini del quadro, anche lui peccatore di inerzia di fronte al gigantesco errore di Nasi.

Insomma, il tutto non mi ha convinto per niente.
So che sono due libri discinti e diversi, sia scritti che ambientati in periodi differenti, ma purtroppo a lettura ultimata il paragone sorge spontaneo: se Q mi aveva straziata e fatta innamorare, Altai è riuscito appena appena ad interessarmi.

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