L’ordine della spada (Black Friars #1), Virginia de Winter

9720878Chi è Eloise Weiss? Perché il più antico vampiro della stirpe di Blackmore abbandona per lei l’eternità suscitando le ire di Axel Vandemberg, glaciale Princeps dello Studium e tormentato amore della giovane?
La Vecchia Capitale si prepara alla Vigilia di Ognissanti e il coprifuoco è vicino perché il Presidio sta per aprire le sue porte. Il lento salmodiare delle orde di penitenti che si riversano per le vie, in cerca di anime da punire, è il segnale per gli abitanti di affrettarsi nelle proprie case, ma per Eloise Weiss è già troppo tardi. Scambiata per una vampira, cade vittima dell’irrazionalità di una fede che brucia ogni cosa al suo passaggio. In fin di vita esala una richiesta d’aiuto che giunge alle soglie della tomba dove Ashton Blackmore, un redivivo secolare, riposa protetto dalle ombre della Cattedrale di Black Friars. Il richiamo della ragazza è un sussurro che si trasforma in ordine, irrompe nella sua mente e lo riporta alla vita. Nobili vampiri di vecchie casate, spiriti reclusi e guerrieri, eroici umani e passioni che il tempo non è riuscito a cancellare: Black Friars – L’ordine della Spada è un mondo nuovo che profuma di antico, un romanzo che si ammanta di gotico per condurre il lettore tra i vicoli della Vecchia Capitale o negli antri del Presidio, in un viaggio che continua oltre la carta e non finisce con l’ultima pagina.

La mia recensione:

Ho impressioni contrastanti su questo libro.
Pensavo che mi sarebbe piaciuto di più, invece per diversi motivi le mie aspettative sono state un po’ deluse.
Innanzitutto, c’è l’ostacolo insuperabile, quello della scrittura della De Winter. E’ più forte di me, non la tollero.
E’ una scrittura elegante ed elaborata, sì, ma anche pesante, così pesante che porta quasi a fondo con sé l’intera narrazione.
Le metafore contorte, le infinite descrizioni e la peculiarità con la quale descrive ogni cosa mi hanno esasperato e mi hanno tolto gran parte del piacere della lettura. Ma dico, c’è davvero bisogno di ripetere ogni due pagine quanto si muova in fretta Ashton, quanto siano verdi gli occhi di Adrian e biondi i capelli di Axel, e quanto siano maledettamente belli tutti quanti?
Il tutto mi ha dato l’impressione di una bella storia sepolta sotto una marea di parole superflue e fastidiose.
Capisco che questo stile sia proprio la peculiarità dell’autrice, e so che è molto apprezzato, ma io non lo sopporto.
Detto questo, la storia in sé invece è davvero interessante. Un mondo tutto nuovo, in cui il potere è diviso tra diverse famiglie e l’università è un’istituzione a sé stante, con le sue regole e i suoi confini. (Il funzionamento del sistema per me resta ancora un po’ oscuro, io mi sarei soffermata di più su questo aspetto, ma forse verrà approfondito nei prossimi libri). Un mondo in cui i redivivi, i vampiri, vivono mescolati agli umani e in alcuni casi collaborano con essi; un mondo dove le ombre, le creature del Presidio, sono tenute sotto chiave e perennemente sorvegliate dai Frati Neri, tranne una notte all’anno, la notte di Ognissanti.
Quella notte, Eloise viene scambiata per un vampiro e attaccata, a salvarla è un potere che non sapeva di avere, un potere che in molti temono e vorrebbero distruggere e che mette a repentaglio la sua vita e quella di coloro che vogliono proteggerla.
Ben caratterizzati i personaggi, anche se alcuni comportamenti sia di Eloise che di Axel mi hanno dato sui nervi: Eloise perché fa di continuo cose sconsiderate (coraggio o solo un’altro caso di sindrome da eroina che vuole salvare il mondo?) e tutti si precipitano a salvarla, Axel perché spesso e volentieri fa il prepotente, anche se per fini giusti (io direi che quei due schiaffi da parte di Eloise se li meritava, insomma, anche se alla fine gli si perdona tutto perché è… beh, perché è Axel).
Onestamente questo primo volume non mi ha catturato al punto da morire dalla voglia di leggere il secondo libro della saga, anzi per il momento non mi passa neanche per la testa, ma la curiosità di sapere come continua la storia c’è, quindi un giorno o l’altro la riprenderò sicuramente.
Per ora, quindi, giudizio in sospeso, e un po’ di disappunto.

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