La bellezza delle cose fragili, Taiye Selasi

Kweku Sai è morto all’alba, davanti al mare della sua casa in Ghana. Quella casa l’aveva disegnat24486221a lui stesso su un tovagliolino di carta, tanti anni prima. Una casa che fosse contenuta in una casa più grande – il Ghana, da cui era fuggito giovanissimo – e che, a sua volta, contenesse una casa più piccola, la sua famiglia. Ma quella mattina Kweku è lontano dai suoi quattro figli e dalla moglie Fola. Tra loro, adesso, ci sono «chilometri, oceani, fusi orari (e altri tipi di distanze più difficili da coprire, come il cuore spezzato, la rabbia, il dolore calcificato e domande che per troppo tempo nessuno ha fatto)». Perché il chirurgo più geniale di Boston, il ragazzo prodigio che da un villaggio africano era riuscito a scalare le più importanti università statunitensi, il padre premuroso e venerato, il marito fedele e innamorato, oggi muore lontano dalla sua famiglia? Un affresco potente e vertiginoso del mondo globalizzato in cui viviamo, il romanzo di una famiglia contemporanea, divisa tra rancori e speranze, convinta che l’unico modo per andare avanti sia quello di non guardarsi mai alle spalle.

La mia recensione:

“Pensa – e una fitta gli afferra il petto – che a volte il mondo è troppo bello. Che non ha peso, il mondo – la rugiada sull’erba, la luce sulla rugiada, la sfumatura di quella luce -, ed è un’idea difficile da accettare, per un medico come lui, consapevole che queste cose quasi mai vivono più di una notte – accettare che queste cose esistano nel mondo ma non per il mondo, non a lungo, almeno.”

Ho impiegato una vita a leggere questo libro. Poche pagine alla volta ogni giorno, un po’ per mancanza di tempo e un po’ perché non è un libro molto scorrevole, ma uno di quelli da leggere con attenzione, forse anche da assaporare lentamente, come ho fatto io.
Protagonista una famiglia di origini africane, composta da sei elementi: Kweku, il Padre, il brillante ragazzo che da un piccolo villaggio ghanese è arrivato negli States e si è fatto strada fino a diventare un chirurgo eccezionale;Fola, la Madre, la principessa con il sogno di diventare avvocato, sogno abbandonato per formare una famiglia insieme a Kweku; poi c’è Olu, il Figlio Maggiore, che segue le orme del padre e diventa medico; i Gemelli,Kehinde e Taiwo, maschio e femmina, straordinariamente belli ma irrequieti e sofferenti; infine Sadie, la piccola, instabile, Sadie, il piccolo miracolo.
Una famiglia di successo, impegnata ad avere successo, a guadagnarsi il proprio posto in America, a diventare americani.
E ci riescono, fino a un certo punto, fino a quando tutto non crolla e la famiglia inizia a disgregarsi e a prendere strade diverse.
Prima Kweku, incapace di ammettere davanti alla moglie il suo fallimento, poi Olu, che si rintana nel lavoro e si crea una barriera di freddezza, poi i gemelli, che dopo un litigio nato da un’incomprensione (e da molte cose non dette del passato, da orrori che nessuno dei due ha voglia di ricordare) non parlano per due anni, poi Sadie e i suoi complessi e il suo bisogno di affetto, che la portano ad allontanarsi dall’adorata madre, infine Fola, che ritorna in Ghana, alle origini.
Vite separate, per anni, il non sentirsi più nemmeno una famiglia.
Il perdersi, poi all’improvviso il ritrovarsi, nel più tragico degli eventi: la morte di Kweku, il padre che con il suo abbandono aveva dato inizio alla distruzione della loro famiglia e che i figli e la moglie non vogliono neanche nominare.
La morte di Kweku, come una forza centrifuga che li spinge tutti verso un unico punto, porta tutta la famiglia a riunirsi in Ghana, quel Ghana per loro sconosciuto e nel quale tuttavia risiede la loro storia.
Storie di solitudini e di sofferenze diverse, che si incontrano, si scontrano e si ricompongono.
Un libro potente, e allo stesso tempo delicato, fragile.

“Adesso fissa le cose che brillano, catturato da tanta bellezza, e sa quello che già sapeva tanti inverni fa: quando ci si trova davanti a qualcosa di fragile e perfetto in un mondo che è brutto, terribile e crudele, conviene non dare nomi. Meglio fingere che la cosa non esista.
E una seconda fitta ora, perché la perfezione esiste, si ostina a esistere nelle cose piú vulnerabili, incurante del fatto che Kweku si rifiuti – un rifiuto ammirevole per la logica che lo motiva – di accoglierla nel suo cuore e nella sua mente. Perché la logica inclemente, la disgrazia di chi è dotato di lucidità, gira e rigira, lo spingono sempre a sbattere la testa contro lo stesso muro: (a) la futilità della visione, a fronte della fatalità della bellezza, soprattutto della bellezza insita nelle cose fragili e in un posto come quello, dove una madre ancora sporca di sangue è costretta a seppellire il figlio appena nato, sciacquarsi con un tubo di gomma per poi tornare a casa a schiacciare patate dolci; (b) la persistenza della bellezza, proprio nelle cose piú fragili: una goccia di rugiada all’alba, una cosa destinata a finire nel giro di qualche istante, in un giardino, in Ghana, il Ghana, terra rigogliosa, morbida, verde, dove le cose fragili muoiono.”

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