Emerald Gloom: parola all’autrice

cover

Direi di partire dal titolo: perché Emerald Gloom.

Tradotto letteralmente significa “tenebra color smeraldo”.
Il titolo è rimasto in inglese perché nella mia testa è nato così, perché fondamentalmente suonava meglio, ma soprattutto perché, oltre al suo significato letterale, “Emerald Gloom” è anche il nome della band di cui fa parte il protagonista, un nome che ha dietro una storia che racchiude in sé l’intero significato del libro.
E sì, se non lo avete notato dalla copertina, vi confermo che la musica ha un ruolo centrale all’interno dell’opera, soprattutto la musica di genere grunge e rock.
Io non sono una musicista (ci ho provato e il massimo che sono riuscita a mettere insieme con la chitarra sono sì e no cinque accordi), ma amo profondamente la musica.
Poco prima di iniziare a scrivere questo libro, quando ancora stavo mettendo insieme le idee, facendo un giro su YouTube mi sono imbattuta per caso, per la prima volta, in Smells Like Teen Spirit dei Nirvana. Quella canzone, lo giuro, mi ha ipnotizzata, e mentre la ascoltavo ho pensato qualcosa come: “Dio mio, ho appena trovato la colonna sonora della mia vita”.
Da quel momento tra me e il grunge è stato amore, amore che in parte ho riversato in questo libro.
Dunque Aaron Clark, il mio protagonista, è un musicista, è un amante della musica grunge e il suo idolo è Kurt Cobain.
E qui comincia la storia vera e propria.
Il libro inizia nel momento in cui Aaron si risveglia in ospedale dopo due mesi passati in coma a causa di un incidente: è stato infatti investito da un’auto e il conducente è fuggito senza prestargli soccorso.
Per merito di una sfacciata fortuna, Aaron se la cava (relativamente) con poco e una volta sveglio la guarigione è più rapida del previsto. Però c’è un però, anzi due.
Primo: la notte dopo il risveglio dal coma, Aaron rivive in sogno il momento dell’incidente, ma invece di essere investito viene scansato dalla traiettoria dell’auto da una ragazza che non ha mai visto prima, e da quel momento i sogni continuano di notte in notte seguendo un proprio corso temporale, come una sorta di vita parallela incredibilmente simile alla sua vita reale.
Secondo: come ho scritto nella descrizione, persino peggio dei sogni c’è il fatto che Aaron non riesce più a comporre musica. La musica è l’unica cosa che ha permesso ad Aaron di trovare il suo posto nel mondo, è ciò che lo ha salvato nel periodo più buio della sua vita, perciò è disposto a tutto per riprendersela, persino a scavare nelle profondità della sua anima e a tirarne fuori tutti i sentimenti che vi ha represso per anni.
Emerald Gloom è un’opera che si sviluppa su diversi livelli.
La trama ruota intorno allo sdoppiamento tra l’esistenza reale e quella onirica di Aaron, ma il romanzo è soprattutto un viaggio nell’animo del protagonista, alla scoperta dei suoi pensieri più reconditi, dei suoi desideri e del suo lato più oscuro.
Aaron è un personaggio indubbiamente controverso: riflessivo, chiuso in sé stesso, sfiduciato verso il genere umano, il classico sognatore in lotta con il mondo. Per molti versi è instabile, incapace di apprezzare la vita anche se non ha rinunciato del tutto a cercarne la bellezza, spesso anche incapace di relazionarsi con le persone che ama.
L’incidente e il risveglio dal coma, ma soprattutto la comparsa di Florence, la misteriosa ragazza del sogno, innescano un vero e proprio processo di evoluzione del personaggio, ma lascio scoprire a voi in che modo si concluderà, altrimenti finisce che il libro non lo leggete più.
A chi consiglio Emerald Gloom?
Agli amanti delle storie fuori dagli schemi, ai lettori che non si fermano a una lettura superficiale, agli adulti che un po’ continuano a sentirsi come Holden Caulfield, a chi sa apprezzare tutte le sfumature delle emozioni umane, anche quelle negative.
E se siete amanti della musica grunge, avete anche un surplus.

“C’era un istante in particolare, quello in cui salivi sul palco e i riflettori ti abbagliavano, e la folla intorno a te gridava in modo assordante e ti girava la testa nel tentativo di abbracciarla tutta con lo sguardo, ecco, quell’istante era pura magia: il cuore batteva così forte da oscurare qualunque altro rumore e potevi sentirne il rimbombo chiaro e forte nelle orecchie, la batteria che scandiva il ritmo della tua anima. E mentre la vista si offuscava e i suoni si affievolivano, nel momento in cui iniziavi a suonare, ti sembrava di essere l’essere vivente in assoluto più vicino al paradiso. I Led Zeppelin lo avevano capito: la vera Scala per il Cielo era la musica.”

 

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