Lasciare un libro a metà: il dilemma del lettore

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Quante volte vi è venuta la tentazione di piantare un libro a metà?

Leggiamo le prime pagine, magari anche una buona metà, sperando nella scintilla che accenda finalmente il nostro interesse e catturi la nostra attenzione, invece continuiamo a brancolare nel buio macinando di controvoglia pagine su pagine.
Capita a tutti, prima o poi, persino ai lettori più rigorosi: magari il libro in questione non fa per noi, o abbiamo sbagliato il momento per leggerlo, o semplicemente non ci piace.

Qualunque sia il motivo, il dilemma resta: abbandonare o non abbandonare?

Citando una celebre frase di Frank Zappa:

“So many books, so little time”.

Il tempo, croce di tutti noi poveri lettori, che giriamo perennemente con un libro in borsa perché non si sa mai che non capitino cinque minuti liberi per leggere.
Per noi lettori il tempo è una cosa rara e preziosa, perché i libri da leggere sono potenzialmente infiniti e il nostro tempo invece è molto, molto limitato.

Daniel Pennac, nella sua lista dei dieci diritti del lettore in Come un romanzo, scrive:

“Perché sprecare tempo a leggere un libro che non piace, quando potremmo impiegare lo stesso tempo a leggerne uno migliore?”

Devo confessare che in passato mi è capitato di abbandonare diversi libri, soprattutto quando ero più piccola e leggevo qualunque cosa mi capitasse a tiro in casa senza badare troppo al contenuto (l’importante era che fosse un libro!).

Da quando sono diventata una lettrice più assidua, ho pian piano imparato a riconoscere i libri che rientrano “nelle mie corde” da quelli dai quali devo tenermi alla larga, ma ogni tanto mi capita ancora di compiere qualche errore di valutazione preventivo, oppure di volermi avventurare in letture e generi per me nuovi.

Per fortuna o per forza di volontà, negli ultimi anni mi è successo di lasciare a metà soltanto un libro, L’interpretazione dei sogni di Sigmund Freud.
Probabilmente lo iniziai nel momento sbagliato, in un caldo agosto di due anni fa, e anche se lo trovai davvero molto interessante (l’argomento mi appassiona molto) diciamo che non è proprio il genere di libro da portare in spiaggia. Prima o poi lo riprenderò sicuramente, ma stavolta preferisco aspettare il fatidico momento giusto.

A parte quest’unico caso, la politica che sto adottando ormai da qualche anno è quella che i libri non si abbandonano per nessuna ragione.

Qualche mese fa ho letto, con molta fatica, Pastorale Americana di Philip Roth.
Alcune parti per me furono una vera penitenza, e quando me ne lamentai con il mio ragazzo lui mi disse: “se non ti piace, perché non lo lasci e basta?”.

Semplice, in teoria. Ma nella pratica cosa comporta abbandonare un libro?

  1. Non saprai mai se la storia nasconde qualche sorpresa e se la famosa suddetta scintilla sarebbe arrivata, magari a dieci pagine dalla fine;
  2. Non saprai mai come andrà a finire, a meno che tu non lo vada a leggere su Wikipedia. Triste, davvero triste.
  3. Last but not least (anzi, di massima importanza per i lettori psicopatici come me): il libro abbandonato, lo annovero tra i libri letti o tra i non letti?

Questi sono i motivi per cui ho deciso di non abbandonare a metà la lettura di un libro!

Seguendo questo principio ho imparato anche a valutare meglio quali libri leggere e quando leggerli,  ma se mi capita di sbagliare e incappo in una libro che non mi soddisfa, beh, mi armo di pazienza per finirlo e mi preparo a scrivere una recensione critica.
Ecco un altro motivo buon per portare a termine una lettura che non ti piace: dopo, ti da il diritto di parlarne, anche male! 😉

E ora ecco la mia top5 dei romanzi che ho fatto più fatica a finire!

Giudizi in pillole:

  1. Uomini che odiano le donne, Stieg Larsson: pretenzioso e noioso.
  2. Inferno, Dan Brown: circa la metà delle pagine del libro erano evitabili.
  3. Che tu sia per me il coltello, David Grossman: poetico, ma con poca sostanza.
  4. Pastorale americana, Philip Roth: denso e di difficile lettura,ma bello.
  5. Il vecchio e il mare, Ernest Hemingway: lo stile dell’autore non fa per me.

 

Voi come vi comportate quando un libro non vi piace? Lo finite ugualmente o riuscite ad abbandonarlo senza problemi?

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