Ho lasciato entrare la tempesta, Hannah Kent

Buon inizio settimana lettori!
In questo ultimo lunedì di maggio vorrei parlarvi della mia ultima lettura, Ho lasciato entrare la tempesta di Hannah Kent.
Vi dico subito che mi viene davvero difficile recensire questo libro.
A volte quando finisco un libro sento il bisogno di buttare giù un pensiero, altre volte invece mi viene difficile mettere insieme le idee, come in questo caso.
Probabilmente se non fosse per il blog non lo avrei recensito, ma visto che ho deciso di fare le cose per bene proverò a scrivere qualcosa di sensato su questo romanzo.

 

Strega, seduttrice, colpevole, assassina: Agnes Magnúsdóttir è accusata di molte cose. Perché n23202647ell’Islanda dell’Ottocento – immersa nella nebbia come in mille superstizioni – lei, con la sua bellezza, il suo animo ribelle, la sua intelligenza troppo vivace, è diversa da tutte. Diversa anche per l’uomo che si è scelta: Natan Ketilsson, un uomo più vicino ai diavoli dell’inferno che agli angeli del paradiso, come mormorano nel villaggio, capace di risuscitare i morti con pozioni a base di erbe conosciute solo da lui. E ora che Natan è morto, ucciso da diciotto coltellate, il villaggio decide che la colpevole dell’efferato omicidio non può che essere lei, Agnes. La donna che lo amava. E mentre, ormai condannata, attende la morte per decapitazione, Agnes racconta la sua versione della storia alle uniche persone amiche che il destino le concede nei suoi ultimi giorni: la moglie del suo carceriere, e un giovane e inesperto confessore. E anche se la morte sarà la fine inevitabile, per Agnes la vita continua altrove: nei pensieri, nei sogni, nelle storie che ha letto, e nell’amore per Natan. Le cose che appartengono soltanto a lei, e che nessuno potrà toglierle.

 

La mia recensione:

“Non è giusto. La gente sostiene di conoscerti per le cose che hai fatto, e non perché si è seduta ad ascoltare la tua versione dei fatti. Per quanto tu provi a vivere una vita retta, se in questa valle compi un passo falso, non sarà mai dimenticato. Non importa se hai agito per il bene. Non importa se una voce dentro di te sussurra: “Non sono come dite!”. E’ l’opinione degli altri che determina chi sei.”

Se dovessi scegliere un frammento di libro che lo riassuma tutto alla perfezione, sceglierei certamente questo.
Agnes Magnúsdóttir è stata condannata a morte per l’omicidio di due uomini. Si dice persino che uno di loro, Natan Ketilsson, l’erborista noto per le sue guarigioni miracolose, fosse il suo amante e che lei lo abbia ucciso per gelosia, per vendetta o per denaro.
Insieme ad Agnes, altre due persone sono condannate per il delitto: la giovane serva Sigga e il figlio di un fattore, Fridrik. Sebbene fossero in tre e sia difficile stabilire come siano andate davvero le cose, la gente ha già condannato Agnes come la vera colpevole, come colei che ha organizzato tutto e ha convinto i due ragazzi ad aiutarla. Dicono che sia stata lei a pugnalare Natan, dandogli il colpo di grazia.
Incolpare Agnes è facile: Sigga è giovane, bella e stupida, mentre Agnes è una donna adulta e, soprattutto, è una donna intelligente. E’ una donna che sa ciò che fa, perciò è considerata pericolosa.
Nell’attesa dell’esecuzione, Agnes viene affidata alla custodia di un funzionario reale e della sua famiglia, che ha l’obbligo di ospitare la prigioniera fino alla sua morte. Inoltre, ad Agnes viene data la possibilità di scegliere un reverendo che la prepari ad affrontare la morte.
Inizialmente, la famiglia di Kornsà è sconvolta dall’idea di ospitare un’assassina in casa e Jon e Margrèt fanno di tutto per tenere le loro due figlie lontane da lei. Anche Tòti, il giovane reverendo che Agnes ha designato, ha difficoltà a interagire con lei ed è anzi intimorito e turbato dalla donna.
Agnes però si dimostra un ottimo aiuto in casa, sa fare qualunque tipo di lavoro domestico e non teme la fatica, e gradualmente prima la figlia maggiore Steina e poi Margrèt iniziano ad avvicinarsi a lei.
Anche Tòti riesce a conquistare la sua fiducia, e infine Agnes decide di cogliere l’ultima opportunità per far conoscere la propria versione dei fatti e di affidare a lui e a Margrét la verità sulla sua vita e su ciò che è accaduto la notte dell’omicidio.
Si scopre così che Agnes ha avuto una vita difficile, che è stata una figlia illegittima, che la sua madre naturale l’ha abbandonata da bambina e che invece la sua madre adottiva è morta di parto e da allora ella ha sempre vissuto di fattoria in fattoria, lavorando sodo come serva, arrivando persino a mendicare nei momenti peggiori.
Poi è arrivato Natan, e con lui la speranza di una vita migliore, e con lui l’inizio della fine.

“Hai il palmo cavo. Come il mio, senti, è vuoto. Sai cosa significa, avere il palmo cavo? Significa che siamo creature misteriose, noi due. Lo spazio vuoto può riempirsi di cattiva sorte, se non stiamo attenti, se esponiamo lo spazio vuoto al mondo e a tutta la sua oscurità, a tutte le sue disgrazie.”
“Ma come si rimedia alla forma della propria mano?”
“Coprendola con la mano di un altro, Agnes.”
Il peso delle sue dita sulle mie, come un uccello posato su un ramo. E’ stato il fiammifero caduto. Non ho capito di essere circondata da sterpi finché non li ho sentiti divampare in un incendio.

Natan è l’uomo sbagliato di cui innamorarsi. Natan è un personaggio oscuro: ambiguo, manipolatore, lunatico, infido. La gente dice che sua madre sia stata una veggente e che lui sia un mezzo stregone, dicono persino che sia figlio del demonio.
Nonostante questo, però, le persone (soprattutto le donne) lo trovano affascinante, proprio perché è tanto diverso da tutti gli altri.

“Nessuno capirebbe cosa significasse conoscere Natan. Inanellavamo con cura le parole, impilandole l’una sull’altra, senza lasciare spazi vuoti. Ognuno di noi innalzava una torre: due torri di segnalazione, come quelle che vengono poste lungo le strade per guidare i viandanti quando fa brutto tempo. Ci siamo visti attraverso la nebbia, attraverso la soffocante ripetitività della vita.”

Agnes perde la testa per lui, tanto da non vedere neanche i suoi inganni e i suoi tradimenti più evidenti e da credere a ogni sua parola. Almeno finché non apre gli occhi e non lo vede per ciò che è realmente, ma neanche in quel momento riesce ad allontanarsi del tutto da lui.

“Capisce cosa sto dicendo, reverendo? Ha mai amato una donna? Ha mai amato qualcuno e ugualmente odiato l’influenza che quella persona esercitava su di lei?”

A me il personaggio di Natan non è piaciuto per nulla. Se fossi stata in Agnes, gli avrei dato quattro schiaffi e lo avrei mandato al diavolo appena messo piede a Illugastidir, ma forse è facile parlare quando sei fuori dal libro. E dire che di solito i personaggi “maledetti” mi piacciono, ma questo è proprio senza senso di esistere.
Per quanto riguarda Agnes, invece, credo sia impossibile non simpatizzare per lei: lei è considerata l’assassina, il mostro, la “strega”, mentre in realtà è soltanto una donna che ha commesso un errore e che per tutta la vita ha avuto la sfortuna al suo fianco.

Promosso lo stile, molto suggestive e affascinanti le descrizioni paesaggistiche della glaciale Islanda, molto lenta invece la narrazione.
La storia è indubbiamente interessante, soprattutto considerato che è tratta da una storia vera, ma in realtà per l’intero libro non fanno altro che parlare o ricordare. Forse mi aspettavo qualcosa di più! Carino, ma non eccezionale.

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6 thoughts on “Ho lasciato entrare la tempesta, Hannah Kent

    1. Il romanzo è carino, anche se è molto statico a livello di trama.
      Mi sono incuriosita dal libro che hai citato e sono andata a leggere la trama perché non lo conoscevo: hai ragione, sembra somigliarci ^.^ poi mi farai sapere com’è!

      Liked by 1 persona

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