Il velo dipinto, William Somerset Maugham

d738e5875b6bd03d6609dbd85e2b3413_w600_h_mw_mh_cs_cx_cy«È una situazione fra le più classiche. Lei decide di tradire il marito con un uomo che giudica affascinante. La tresca funziona fino al giorno in cui i due clandestini hanno la sensazione che il marito tradito abbia scoperto tutto. È un guaio. Anche perché, messa alle strette, l’adultera confessa. Che fare? Si dovrà procedere alla separazione e al divorzio. Sconvolta e piangente, lei si reca dall’amante. Gli dice d’aver confessato: vuole separarsi e andare a vivere con lui. Grande è la sorpresa, a quel punto. Infatti, l’amante non ha intenzione di lasciare la moglie e mettersi con lei. Pensiamo tutto questo ambientato nella colonia inglese di Hong Kong alla metà degli anni Venti e affidato alla penna superprofessionale di W. Somerset Maugham. Sarebbe uno dei suoi romanzi caustici, mondani, un po’ cattivi. Ma Maugham, influenzato dalla lettura dell’episodio dantesco di Pia de’ Tolomei, pensa di aggiungervi qualcosa in più».

La mia recensione

“Ho idea che la sola cosa che ci permette di guardare senza disgusto il mondo in cui viviamo sia la bellezza che gli uomini di tanto in tanto creano dal caos. I quadri che dipingono, la musica che compongono, i libri che scrivono, la vita che vivono”.

Lo voglio descrivere in una parola, e userò la più banale del mondo, ma non posso non definire questo romanzo bello. Bello nell’accezione più pura e semplice del termine, ovvero una bella storia scritta in modo sublime.
E immagino che Maugham dovesse avere un eccelso gusto del bello per creare tale perla.
Non ho comprato questo libro né per la sua trama, né per la sua copertina. L’ho comprato per il suo titolo, misterioso e intrigante, o piuttosto per una sorta di fascino inspiegabile che questo libro senza alcun motivo ha esercitato su di me sin da quando l’ho scoperto.
Ho uno strano modo di scegliere i libri, lo so, mi baso sul semplice istinto.

Sapete da dove Maugham ha preso ispirazione per il suo titolo? Da una poesia di Percy Shelley, uno dei più grandi poeti romantici.

Non sollevare quel velo dipinto, che i viventi
chiamano Vita: per quanto forme irreali vi siano
rappresentate, e tutto quello che vorremmo credere
vi sia imitato a colori capricciosamente,
dietro stanno in agguato Paura e Speranza,
destini gemelli, che tessono l’ombre in eterno
sopra l’abisso cieco e desolato. Un tempo
conobbi un uomo che aveva provato
a sollevarlo: cercava
con il suo cuore tenero e sperduto
cose da amare, ma ahimè non ne trovò,
né trovò nulla di ciò che il mondo tiene
cui poter dare la propria approvazione.
Passò in mezzo alla folla distratta, splendore
in mezzo all’ombre, una macchia di luce
su questa lugubre scena, uno spirito in lotta
per giungere a cogliere il Vero,
ma come accadde anche al Predicatore non poté trovarlo

Trovo che la scelta del titolo rappresenti molto bene il romanzo, che sotto una storia apparentemente banale nasconde un significato profondo.

La protagonista è Kitty, una giovane donna londinese sulla quale la madre ripone tutte le speranze di un buon matrimonio per migliorare la posizione sociale della famiglia.
Kitty è frivola, sciocca e superficiale, è bella e consapevole della propria bellezza e al suo ingresso in società si ritrova a far fronte a decine di proposte di matrimonio, nessuna delle quali però sembra essere soddisfacente.
Ritrovatasi a 25 anni ancora nubile, mentre la sorella diciottenne è fidanzata e prossima alle nozze, Kitty finisce per sposare Walter Fane, un batteriologo trasferitosi nella colonia inglese di Hong Kong.
Walter è innamoratissimo di Kitty, lei invece non prova affetto per il marito, anzi lo trova noioso, disprezza il suo amore e la sua cieca lealtà verso di lei e dopo neanche un anno di matrimonio inizia una relazione con Charles Townsend, vicesegretario della colonia, che agli occhi innamorati di Kitty sembra avere tutte le qualità del mondo e risulta l’esatto opposto di suo marito.
Walter però scopre il tradimento, ma invece di infuriarsi e cacciare subito la moglie di casa, le propone un patto: se Townsend sarà disposto a divorziare da sua moglie a sposare subito Kitty, lui le concederà subito il divorzio, altrimenti Walter sarà disposto a tenerla con sé soltanto se lei accetterà di seguirlo a Mei Tan Fu, un villaggio dell’entroterra devastato da una terribile epidemia di colera.
Kitty ha tanta fiducia in Townsend che non ha alcun dubbio che lui accetterà le condizioni imposte da suo marito, per questo rimane tanto sorpresa quando lui invece rifiuta e la abbandona al suo destino. Soltanto allora Kitty si rende conto che Charlie è un uomo egoista, vanesio e preoccupato soltanto della sua immagine e della sua carriera.

Kitty si vede così costretta ad accettare di seguire il marito, anche se lei sa che quel viaggio è solo una scusa per punirla del suo tradimento.
I primi tempi a Mei Tan Fu sono difficili per lei: tra la sofferenza per l’amante e la perdita del sostegno e dell’affetto del marito, ella si ritrova sola e spaventata in quel luogo afflitto da morte e sofferenza. Gli unici amici che ha sono un ufficiale inglese di nome Waddington e un gruppo di suore francesi che hanno consacrato la loro vita agli altri.
Pian piano, Kitty inizia ad avvertire un cambiamento avvenire in lei: inizia a rendersi conto di quanto siano frivole le sue pene e le sue preoccupazioni passate in confronto alla realtà che la circonda, inizia a pensare con disprezzo all’amante e inizia finanche a rendersi conto di quelle qualità e di quelle virtù del marito che lei aveva sempre ignorato. Nonostante abbia finito per provare per il marito rispetto e ammirazione, tuttavia, non arriverà mai ad amarlo.
In mezzo alla desolazione di quel villaggio, Kitty inizia il suo percorso di crescita e di miglioramento umano e spirituale, ispirata soprattutto dallo spirito di sacrificio delle suore.

Dopo qualche settimana, però, Walter si ammala e muore senza che lei sia riuscita ad ottenere il suo perdono,così Kitty è costretta a tornare a Hong Kong.
Arrivata lì, però, Kitty si accorge che le vecchie tentazioni tornano ben presto a tormentarla, così decide che la cosa migliore per lei e per il bambino che porta in grembo è lasciarsi alle spalle una volta per tutte da quella città e il suo passato e tornare a Londra, e da lì continuare il suo percorso per provare a diventare una persona migliore.

Ammetto di non aver provato molta simpatia per Kitty, ma ho ammirato la sua volontà di cambiamento, anche se non le ho perdonato il fatto di non aver potuto amare Walter semplicemente per ciò che era, anche se era così diverso da lei.
Walter, i suoi pensieri, le sue aspirazioni, restano un’incognita che l’autore non ha approfondito, lasciando questo personaggio nel mistero e tuttavia non potendo fare a meno di provare simpatia e tenerezza per lui.

Il velo dipinto è una storia brutalmente reale per alcuni aspetti, ma al tempo stesso velata di atmosfere oniriche.
Indubbiamente la parte più bella è quella ambientata a Mei Tan Fu: le descrizioni, le riflessioni di Kitty sulla vita e soprattutto le sue conversazioni con Waddington, personaggio ambiguo e intrigante che sembra sempre sapere più di ciò che dice.
Davvero molto toccante l’ultimo capitolo, quello del riavvicinamento di Kitty a suo padre. Sembra quasi che nella volontà di farsi amare dal padre, Kitty cerchi di espiare la colpa di aver perso quell’amore, puro e disinteressato, che un tempo Walter le aveva riservato.

Una lettura delicata e struggente, un libro bello.

 

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