La luna e i falò, Cesare Pavese

Buon mercoledì cari lettori! Come state? Pronti a una nuova recensione libresca?
Ebbene, oggi vi parlo della mia ultima lettura, La luna e i falò di Cesare Pavese.

cover

Chi mi conosce sa che non sono una grande appassionata di letteratura italiana, anzi difficilmente trovo opere che riesca ad apprezzare a pieno.
So che rappresentano la nostra cultura, la storia del nostro paese, eccetera eccetera, ma in tutta sincerità le trovo (a parte poche eccezioni) noiose, poco interessanti e intrise di provincialità.
Non che non siano bei libri, o libri validi, anzi. Semplicemente non fanno per me.

Ad ogni modo, visto che mi secca ignorare la cultura del mio paese, ho deciso di impormi di leggere almeno cinque opere di letteratura italiana all’anno.
Ed eccomi qui, a raccontarvi la quarta.

Leggere questo libro mi ha ricordato le storie che ogni tanto mi raccontano i miei nonni.
Anche loro sono cresciuti e vissuti in un piccolo paese di provincia, un paese in una costellazione di paesi vicini e simili tra loro.
Il mio paese si trova in Calabria e non in Piemonte, e qui la lotta partigiana non c’è mai stata, ma le loro storie sono simili a quelle di Pavese: avere poco, quasi nulla, e nonostante questo crescere felici, le feste popolari e i giochi con gli amici, coltivare le terre per sopravvivere, conoscere i nomi di ogni singola persona del paese, conoscere le loro storie.
E poi persone andate via, persone partite e mai ritornate, persone che sono morte.
Ecco, La luna e i falò mi ha ricordato il passato del mio paese, o almeno l’immagine che me ne sono fatta tramite i racconti nostalgici dei miei nonni.

Ma ora basta divagare e torniamo al nostro libro.

“A me questi romanzi piacevano, ma possibile che piacessero anche a Irene, a Silvia, a loro ch’erano signore e non avevano mai conosciuta la Virgilia né pulita la stalla? Capii che Nuto aveva davvero ragione quando diceva che vivere in un buco o in un palazzo è lo stesso, che il sangue è rosso dappertutto, e tutti vogliono esser ricchi, innamorati, far fortuna.”

Protagonista è Anguilla, un uomo che ritorna nel paese dove è cresciuto dopo aver passato vent’anni in America.
Anguilla è un orfano, adottato da una famiglia di contadini principalmente per avere le cinque lire che  il municipio passava loro per il suo sostentamento.
Il ragazzo sa che quella non è la sua vera famiglia, gli amici lo chiamano “bastardo”, tuttavia la sua infanzia in quella casa scorre abbastanza spensieratamente.
La famiglia però è costretta a vendere la casa e il terreno e a trasferirsi in un altro paese e non possono permettersi di portare anche lui, così Anguilla viene preso a lavorare in un’altra tenuta del paese, la Mora. Qui trascorre tutta la sua adolescenza, fino all’età adulta, fino al momento di partire militare e poi salpare fino ai confini del mondo.

La partenza, il viaggio, affascinano da sempre il ragazzo, inconsapevolmente alla ricerca di un posto a cui appartenere o di uno in cui sistemarsi.
Dopo essere arrivato fino in America, però, Anguilla si rende conto che in fondo tutti i posti sono uguali, che se non hai una famiglia, una terra che ti appartiene, qualcosa da lasciare e qualcosa a cui tornare, un paese vale l’altro.

“Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti.”

Anguilla decide allora di tornare nel paese dove è cresciuto,  l’unico posto che abbia mai sentito suo, perché anche se lì non ha radici né famiglia, è l’unico posto di cui abbia almeno dei bei ricordi, una nostalgia simile a quella di casa.

E una volta tornato, Anguilla, diventato un uomo e avendo fatto fortuna, si rende conto che forse ciò che aveva sempre cercato non era una destinazione, ma un punto di partenza.

“Potevo spiegare a qualcuno che quel che cercavo era soltanto di vedere qualcosa che avevo già visto?”

Delle persone che Anguilla aveva conosciuto in giovinezza, però, non rimane quasi più nessuno.
Le sue sorelle adottive sono morte, e così anche il suo padre adottivo che egli chiama Padrino; le figlie del padrone della Mora hanno tutte fatto una brutta fine, persino Santina, che egli ha visto per l’ultima volta quando questa aveva solo sei anni.

Anguilla, il ragazzo bastardo, il contadino, ora è un signore che discute con il Cavaliere e che potendo potrebbe persino comprare un pezzo di terra, eppure non c’è rimasto più nessuno che si ricordi di lui, non ci sono né vecchi amici né vecchi nemici ai quali mostrare la persona che è diventato.
L’unico ad essere rimasto è Nuto. Nuto è stato il suo migliore amico di gioventù, il suo mentore, l’amico saggio, colui che gli ha insegnato a ragionare come un adulto.
Nuto però è cambiato, è un uomo che ha visto succedere tante cose, che ha vissuto in prima persona la lotta partigiana, ed è diventato cinico e disilluso.

Ma anche se non c’è più nessuno ci sono ancora i ricordi, che bastano a riportarlo indietro nel tempo a un’altra stagione della sua vita, dove ogni cosa adesso sembrava più semplice.

“A quei tempi non mi capacitavo che cosa fosse questo crescere, credevo fosse solamente fare delle cose difficili. Non sapevo che crescere vuol dire andarsene, invecchiare, veder morire, ritrovare la Mora com’era adesso.”

Mi è piaciuto molto il modo in cui è stata affrontata la tematica della ricerca delle proprie radici e del proprio posto, i flashback invece mi hanno un po’ annoiata.
Sullo sfondo della vicenda del singolo si apre la storia con la S maiuscola: i richiami alla lotta partigiana e al fascismo sono vaghi e di contorno, ma indubbiamente importanti, soprattutto considerata la rilevanza che hanno avuto nella vita dell’autore (il romanzo, infatti, è in parte autobiografico).

Un libro indubbiamente malinconico, che parla di partenze e di ritorni, di cose che cambiano e di altre che restano uguali, di miseria e di fortuna.

Non mi ha fatto impazzire, ma non mi affatto dispiaciuto.

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...