Leggere Lolita a Teheran, Azar Nafisi

Ed eccomi di nuovo tra voi con una recensione libresca nuova di zecca dopo quasi un mese di assenza.

Dunque, ho passato le ultime settimane in compagnia di questa meraviglia di romanzo intitolato Leggere Lolita a Teheran, della scrittrice iraniana Azar Nafisi. Inizio col dirvi che mi è piaciuto così tanto che è entrato di diritto a far parte della mia lista di libri preferiti, nonché a occupare una porzioncina del mio cuore.

“Se mi rivolsi ai libri fu perché erano l’unico rifugio sicuro che conoscevo, ciò di cui avevo bisogno per sopravvivere, per proteggere una parte di me stessa che sentivo sempre più in pericolo”

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Come mi succede con tutte le letture che mi piacciono particolarmente, mi sono presa qualche giorno per riordinare le idee prima di scrivere una recensione, perché le cose da dire su questo romanzo sono davvero tantissime.

Innanzitutto, adoro il titolo di questo libro. E’ un ottimo esempio di titolo che riesce a racchiudere l’essenza di un intero libro in poche parole.

Ma cosa significa leggere Lolita a Teheran?
Porsi questa domanda equivale a chiedersi cosa significhi, e cosa si provi, a leggere un libro proibito e messo al bando come Lolita in un regime totalitario e soffocante come la Repubblica islamica dell’Iran post-rivoluzione.

Confesso che, prima di leggere questo libro, della storia dell’Iran non sapevo nulla, né che ci fosse stata una rivoluzione, né che il paese si chiamasse ufficialmente “repubblica islamica” dell’Iran e che l’interrelazione tra governo e religione fosse fortissima. Sapevo solo dove si trovava l’Iran, il nome della sua capitale e il fatto che fosse stato a lungo in guerra con l’Iraq.
La cosa che più mi ha sorpreso, però, è stata scoprire che l’Iran pre-rivoluzione, nei primi decenni del Novecento e soprattutto negli anni Sessanta e Settanta, era un paese laico e ampiamente “occidentalizzato”, nel quale le donne avevano completa libertà per quanto riguardava abbigliamento e atteggiamento.

Immaginate Azar Nafisi far rientro in Iran dopo tutti gli anni di studio trascorsi negli Stati Uniti e trovare il suo paese natale così trasformato da risultarle irriconoscibile, quasi estraneo.

“Ero come l’ambasciatore di un paese inesistente, venuta a reclamare, con la mia piccola collezione di libri e la mia sporta di sogni, un paese che credevo mi appartenesse”.

L’Iran post-rivoluzione è un posto molto diverso da quello che la professoressa Nafisi ha lasciato: sotto la guida dell’ayatollah Khomeini, il paese subisce una serie di trasformazioni volte a proteggerlo dall’influenza negativa del mondo occidentalizzato e a conservare la propria identità culturale, e lo strumento di cui il governo si serve per fare ciò è la religione. L’Islam e le sue leggi, però, più che per proteggere il paese dalle influenze esterne, viene piuttosto utilizzato come mezzo attraverso il quale il governo controlla e monopolizza ogni aspetto della vita dei cittadini iraniani.

Chi risente di più delle restrizioni imposte dal governo sono certamente gli intellettuali e le donne: gli intellettuali per via della soffocante censura imposta su ogni tipo di forma culturale (letteratura, cinema, teatro, tv…), le donne perché costrette dal regime a rispettare le rigide e a volte umilianti leggi della religione islamica, quelle che impongono alle donne di portare il velo in pubblico, di non farsi vedere con uomini che non siano di famiglia in pubblico, di non sorridere in pubblico, di non correre, di non gridare, di non truccarsi, di non guardare mai una persona dell’altro sesso negli occhi.
Le donne che prima della rivoluzione avevano raggiunto posizioni importanti in ambito politico, economico e giuridico vennero tutte cacciate, incarcerate o giustiziate; gli arresti per “offesa alla moralità” erano all’ordine del giorno, ottenere un posto di lavoro era sempre più difficile.

Immaginate, ancora una volta, Azar Nafisi, nella condizione di donna intellettuale, vivere e insegnare in un posto del genere, dove le librerie e i cinema chiudono e il governo decide persino gli argomenti da trattare nelle lezioni.
La Nafisi, docente universitaria di letteratura straniera, si ritrova con l’arduo (e scomodo) compito di insegnare ai suoi studenti, di diverse ideologie e posizioni politiche, ad apprezzare i capolavori di autori come Nabokov, Fitzgerald, James e la Austen, autori che il governo stesso definisce decadenti e immorali.

Come può un buono studente musulmano, rispettoso delle leggi e degli insegnamenti di Khomeini, arrivare ad apprezzare personaggi “ambigui” come Lolita e Gatsby e trovare del buono in romanzi del genere?
Alcuni studenti, per volontà o per sincera ristrettezza di vedute, risultano ciechi agli insegnamenti di questi romanzi e vi si scagliano costantemente contro, altri (molti altri) non possono permettersi di mostrare il loro apprezzamento a lezione, per via delle loro posizioni, per paura di essere denunciati o di dare troppo nell’occhio.
Il motivo per cui la censura è tanto spietata verso questi romanzi è che nella società islamica gli scrittori vengono posti come paladini di moralità e di integrità: in quest’ottica in cui le opere d’arte dovrebbero dare l’esempio da seguire nella vita reale, i personaggi di questi romanzi risultano evidentemente dei cattivi modelli da seguire.

“Non sminuire mai, in nessuna circostanza, un’opera letteraria cercando di trasformarla in una copia della vita reale”

Il compito forse più difficile per Azar, e nel quale non sempre riesce, è proprio quello di insegnare ai suoi studenti che i romanzi non devono essere necessariamente fungere da modello per la realtà, ma che possono essere semplicemente delle opere di fantasia sulle quali riflettere.
Io penso che, tra le altre cose, il regime volesse togliere ai cittadini il “diritto all’immaginazione” di cui parla l’autrice, la possibilità di conoscere stili di vita differenti da quello che esso aveva imposto loro.

“La mia fantasia ricorrente è che alla Carta dei Diritti dell’Uomo venga aggiunta la voce: diritto all’immaginazione”

A un certo punto, delusa dalle poca libertà che ha e che hanno i suoi studenti durante le lezioni in università, Azar decide di invitare le sue allieve più interessate alla letteratura a partecipare a un seminario privato, e così ogni giovedì mattina le studentesse si ritrovano nel salotto di casa Nafisi a discutere delle più importanti opere letterarie straniere.

Il seminario, però, diventa per le ragazze anche un’occasione per parlare con dei loro problemi personali, dei loro sogni e delle loro aspirazioni, di come la religione e il regime influenzino le loro vite e di come, ciascuna in modo differente, affronti la vita nella repubblica islamica dell’Iran. La letteratura per loro diventa un rifugio, una fuga dalla realtà, ma dà anche loro modo di riflettere sulla realtà e di fare un paragone concreto tra la loro vita in Iran e quella che potrebbero avere in un paese dell’occidente.

“Speravamo di trovare un collegamento tra gli spazi aperti dei romanzi e quelli chiusi in cui eravamo confinate”

Una delle immagini che più mi ha colpita del romanzo è quella in cui le ragazze, appena arrivate a casa della professoressa, si tolgono vesti, veli e chador scoprendo al di sotto un abbigliamento “normale”: jeans, camicette colorate, orecchini, unghie smaltate. E’ il simbolo, questa immagine, di un’identità celata ma non cancellata, è il simbolo che il regime può opprimere ma non può sopprimere.

“Per circa due anni, quasi tutti i giovedì mattina, con il sole e con la pioggia, sono venute a casa mia, e quasi ogni volta era difficile superare lo choc di vederle togliersi il velo e la veste per diventare di botto a colori. Eppure, quando le mie studentesse entravano in quella stanza, si levavano di dosso molto di più. Lentamente, ognuna di loro acquisiva una forma, un profilo, diventata il suo proprio, inimitabile sé.”

Alla fine, dopo quasi venti anni passati in Iran, Azar Nafisi e la sua famiglia prendono la sofferta decisione di lasciare il loro Iran, paese che amano ma nel quale non riescono più a vivere, e di trasferirsi negli Stati Uniti, dove tuttora risiedono.

Leggere Lolita a Teheran fornisce un quadro crudo e reale della vita in Iran nel ventennio che va dal 1980 al finire del millennio. L’immagine che ne risulta a noi è quella di un paese marchiato dalla violenza, dall’oppressione e dai contrasti politico/religiosi, ma l’autrice non si limita a questo e ci mostra che c’era anche molto altro: c’era un Iran in cui persino un concerto di second’ordine bastava a far accorrere folle di persone, un Iran di incontri tra amici nelle case per guardare clandestinamente film e documentari vietati, un Iran profondamente e commoventemente assetato di cultura.

Ma Leggere Lolita a Teheran è anche, e forse soprattutto, una straordinaria e universale dichiarazione d’amore per la letteratura.

Libro da leggere.

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7 thoughts on “Leggere Lolita a Teheran, Azar Nafisi

  1. Come hai giustamente scritto tu, l’Iran prima della rivoluzione era un paese laico…pensa quanto sono tornati indietro purtroppo. :/ Inoltre hai ragione, il titolo è molto suggestivo. Mi hai fatto venire voglia di leggerlo, prima mi ero un po’ scoraggiata leggendo alcune recensioni negative su goodreads.

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    1. Te lo consiglio assolutamente! Guarda è un libro duro per molti versi ma poetico e delicato per altri.. mi è piaciuto davvero tanto. Pensa che io l’ho preso in libreria senza neanche sapere esattamente di cosa si trattasse.. ho seguito un istinto fortunato 😆 recensioni su questo libro su GR non ne ho mai lette onestamente, quindi non sono stata condizionata, ma spesso mi capita la stessa cosa.. voglio leggere un libro, poi leggo qualche recensione negativa e mi scoraggio. Ma con questo libro prova e poi mi dirai, secondo me ti piacerà!

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  2. Questo è un libro ke addocchio spesso in libreria xk tratta un argomento che mi interessa moltissimo. Mi ha molto colpita il passaggio in cui parli del fatto che le donne in casa, rigorosamente nn alla presenza di uomini, vestano abiti occidentali, era un particolare che avevo visto già rappresentato in un bellissimo film che si chiama la bicicletta verde k t consiglio. 🙂 buona giornata! Alla prossima!!

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