Il Mondo Nuovo, Aldous Huxley

Ben ritrovati lettori!
Come state? Vi state acclimatando alla nuova stagione?

E’ passato un po’ di tempo dalla mia ultima recensione libresca. Vuoi perché, causa impegni, il mio ritmo di lettura è ridotto al minimo sindacale, vuoi perché il libro che ho appena terminato era abbastanza tosto e ho preferito prendermela con calma, fatto sta che nell’ultimo mese ho letto (ahimé) un solo libro, ovvero Il Mondo Nuovo – Ritorno al Mondo Nuovo di Aldous Huxley, e naturalmente ora ve ne parlerò un po’.

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“Avete mangiato qualcosa che v’ha fatto male?” indagò Bernard.
Il Selvaggio fece cenno di sì. “Ho mangiato la civiltà.”

Premeditavo l’acquisto di questo libro da diverso tempo, e un mesetto fa, causa anche nuova veste grafica degli Oscar Moderni che stra-adoro, ho ceduto alla tentazione.

Dovete sapere innanzitutto che io nei distopici ci sguazzo. Amo il genere perché è uno di quelli che mi fornisce più spunti di riflessione in assoluto, che mi dà più modo di soffermarmi a pensare su alcune cose.

“1984” di Orwell è stato una pietra miliare della mia esperienza da lettrice, e Il Mondo Nuovo, anche se profondamente diverso per molti aspetti, per altri invece me lo ha ricordato molto: in entrambe le “favole” (come Huxley le definisce in Ritorno al mondo nuovo) la società è basata su un governo totalitario. Il potere è conferito nelle mani di pochi uomini, i quali hanno il compito di manovrare e controllare le masse della popolazione affinché seguano i modelli di comportamento imposti.

La differenza sostanziale tra i due romanzi sta negli strumenti di cui i governatori si avvalgono per assoggettare la popolazione.

La società del romanzo di Orwell era basata sul terrore, sulla paura, sulla violenza, sulla fomentazione dell’odio verso un imprecisato nemico esterno che impediva ai cittadini di “vedere” i problemi interni, sull’eliminazione fisica o l’annientamento mentale dei nemici dello Stato, sulla cancellazione della storia e della cultura (società, peraltro, chiaramente ispirata a quelle della Germania nazista e ancor di più all’Unione Sovietica di Stalin).

Il tipo di società del futuro immaginato da Huxley invece è indubbiamente più visionario, ma a conti fatti forse più verosimile di quella descritta dal suo contemporaneo.

Huxley ipotizza una società completamente razionalizzata, dove ogni aspetto della vita umana è controllato dalla scienza: gli uomini non si riproducono più in modo tradizionale, i bambini vengono al mondo in laboratorio e ancor prima della loro nascita le provette e i feti vengono modificati chimicamente affinché i futuri esseri umani abbiano o meno alcune caratteristiche. Così, sin dalla loro nascita, i bambini sono già predestinati a una certa classe sociale: alfa (geneticamente creati affinché siano intelligenti e di bell’aspetto), beta, gamma, delta, epsilon (coloro che stanno alla base della piramide sociale, appena poco più intelligenti di una scimmia).
I bambini vengono poi cresciuti in alcuni centri dove sin da subito vengono condizionati psicologicamente non solo ad accettare la propria condizione sociale, ma ad esserne felici.

“Questo è il segreto della felicità e della virtù: amare ciò che si deve amare”

Proprio la felicità è il presupposto sul quale si basa la società huxleyana: una società felice è più stabile, più controllabile e più efficiente di una società basata sulla paura e sulla coercizione.

Quando qualcuno è felice, ha abbondanza di svaghi e di distrazioni, non si pone domande; quando non ci sono guerre, fame, malattia e vecchiaia, non si ha alcun motivo per voler modificare la propria condizione e per uscire fuori dagli schemi preimpostati.

“Si continuava a parlare della verità e della bellezza come se fossero dei beni sovrani. Fino all’epoca della Guerra dei Nove Anni. Questa li obbligò a cambiare il loro tono, ve lo dico io. Qual è il senso della verità o della bellezza o del sapere quando le bombe ad antrace scoppiano intorno a voi? Fu allora che la scienza cominciò ad essere controllata, dopo la Guerra dei Nove Anni. La gente allora era disposta a lasciar controllare anche i suoi appetiti. Tutto, pur di vivere tranquilli.”

Ma una società fatta di persone felici non può permettersi sentimenti, perché i sentimenti provocano emozioni, le emozioni portano all’instabilità.

“Non c’era da stupirsi che quei poveri premoderni fossero pazzi e malvagi e miserabili. Il loro mondo non permetteva loro di prendere le cose per la via più semplice, non permetteva loro di essere sani di spirito, virtuosi, felici. E con le madri e gli amanti, le proibizioni alle quali non erano condizionati ad obbedire, con le tentazioni e i rimorsi solitari, con tutte le malattie e il dolore che li isolava senza fine, con le incertezze e la povertà, essi erano costretti a sentire fortemente. E sentendo fortemente (fortemente, oltre tutto, in solitudine, in un disperato isolamento individuale) come potevano essere stabili?”

In realtà, nel Mondo Nuovo scompare ogni forma di individualità e di pensiero indipendente: il singolo scompare a favore di una società in cui tutto viene condiviso, persino gli uomini e le donne, e dove non è concesso restare in solitudine, perché un individuo solo con se stesso potrebbe avere modo di pensare, di riflettere, e questo minerebbe la stabilità della società.

Ma cosa succederebbe se un selvaggio, cresciuto in una delle poche riserve del vecchio mondo ancora esistenti, venisse portato in questo mirabile Mondo Nuovo, nel quale tutto appare sfavillante e nuovo e attraente?
Succede che dopo non molto si renderebbe conto che questo mondo altro non è che un guscio vuoto, così come le persone che lo abitano: bellissime, giovani e felici, ma prive di sentimenti, di morale, dell’essenza stessa della vita.

“La felicità effettiva sembra sempre molto squallida in confronto ai grandi compensi che la miseria trova. E si capisce anche che la stabilità non è neppure emozionante come la instabilità. E l’essere contenti non ha nulla d’affascinante al paragone di una buona lotta contro la sfortuna, nulla del pittoresco d’una lotta contro la tentazione, o di una fatale sconfitta a causa della passione o del dubbio. La felicità non è mai grandiosa”

A distanza di settant’anni dalla pubblicazione del romanzo, devo dire che alcune delle “previsioni” di Huxley si rivelano piuttosto fondate: fecondazione in vitro, massiva assuefazione della popolazione ai mass-media, aumento del consumo di droghe, per fare qualche esempio. C’è una frase in particolare all’interno del libro che mi ha colpito molto:

“La mania, per esempio, di fare le cose in privato. Che equivale, in pratica, a non far nulla.”

Ecco, quando ho letto questo passaggio non ho potuto fare a meno di pensare ai social network e alla nuova mania di condividere ogni cosa, ogni momento privato delle proprie vite, perché “se nessuno lo sa, è come se non succedesse”.
Forse Huxley ci aveva davvero visto lungo, e la sua favola si sta lentamente trasformando in realtà. Chissà.

La lettura è un po’ monocorde e non ha molti punti salienti, ma il libro è ricco di spunti interessanti e si legge gradevolmente, io l’ho apprezzato molto e ne consiglio la lettura.
Altrettanto interessante (forse quasi di più) è il saggio Ritorno al Mondo Nuovo nel quale Huxley spiega le idee e i presupposti sui quali ha basato la società del suo romanzo.

Buona lettura!

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9 thoughts on “Il Mondo Nuovo, Aldous Huxley

  1. Il Mondo Nuovo di Huxley è, secondo me, uno dei più belli del genere distopico. Il senso di oppressione è “meno forte” rispetto a quello1984 ma non per questo, meno presente. Ricordo anche che ci ero rimasto veramente male alla fine, la prima volta che lo lessi!

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    1. Non sono d’accordo per quanto riguarda il senso di oppressione.. La società distopica di Orwell è basata sulla paura e sull’oppressione, quella di Huxley invece è caratterizzata proprio dalla mancanza di oppressione, cioè dall’accettazione di tutti i cittadini della loro condizione, qualunque essa sia, e questo secondo me è anche più spaventoso. Davvero un libro geniale.

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      1. Ovviamente Orwell incarna l’oppressione ma, secondo me, John soffre di questa oppressione e lo stesso il lettore nel momento in cui inizia a capire come funziona quel mondo. Concordo sulla genialità 🙂

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