Resiliente

Hai nascosto tanto bene i tuoi sentimenti
che neanche tu riesci più a ritrovarli
Sepolti come un tesoro
In qualche punto della tua spiaggia privata
Intorno alla quale hai eretto un muro
Che vigili a vista
Con sentinelle sparse lungo il perimetro.
Non abbassi mai la guardia
Non permetti a nessuno di avvicinarsi,
di vedere ciò che c’è oltre.
Vuoi far credere che ci sia il vuoto,
solo una distesa di impervie rocce arse dal sole
e un mare perennemente in tempesta.
Vuoi far credere che tu sia solo un bel corpo senz’anima
brandelli di carne al posto del cuore
e discorsi volutamente vuoti.
Ma io e te sappiamo
che non è ciò che sei.
Sei un concentrato di essere
sotto un impenetrabile velo di apparire.
Sei un resiliente
che ha assorbito troppi urti
che si è anestetizzato
ma mai del tutto desensibilizzato.
Una volta, però, credevo di conoscere il confine
Tra la tua maschera ed il tuo viso
Ora non so più dove finisca l’una
e inizi l’altro.
(E tu, lo sai?)

©Elle

Questione di Karma

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Avete capito chi cosa parlo? No? Ma di Occidentali’s Karma, naturalmente.

Ebbene sì, lo confesso: anche io sono stata contagiata dal nuovo tormentone musicale made in Italy.

Chi mi conosce sa che di solito giro alla larga sia dalla musica italiana contemporanea che dai fenomeni virali del web, ma il polverone mediatico che si è creato attorno a questo brano ha suscitato la mia curiosità, così sono andata ad ascoltarlo su YouTube e da lì è stato amore a primo ascolto.

Inizio col dire che c’è solo che da inchinarsi all’ingegno di Gabbani, perché tutti sono capaci di spopolare sul web e di conquistare le folle con una giusta dose di ignoranza, pochi invece sanno farlo con intelligenza e una carrellata di riferimenti culturali e filosofici sconosciuti ai più, camuffati da canzonetta leggera corredata persino di coreografia demenziale in stile gangnam style.

E così Gabbani vince, e vince anche mettendo d’accordo tutti (o quasi, almeno).

Ma, in fondo, cosa dice di tanto eclatante questo brano? E’, come insinuano alcuni, solo un’accozzaglia di frasi senza nesso logico alcuno oppure, come dicono altri, è una critica semiseria alla nostra società attuale?

In realtà, seppure ballando e sorridendo amabilmente, Gabbani fa un ritratto impietoso e piuttosto cinico dei suoi simili, che non ci fa molto onore ma che, ahimè, è piuttosto veritiero.

E così, partendo dal trito e ritrito dubbio pseudo-amletico dell’essere (se stessi) o dover essere (ciò che gli altri vogliono che siamo),  il simpatico cantautore ironizza sopratutto sul rapporto tra l’uomo e la più grande invenzione di tutti i tempi dopo il fuoco: il world wide web.

Noi internettologi, oppiomani del web, moderni narcisisti maniaci di selfie.

Noi, che grazie ad internet abbiamo a disposizione una quantità illimitata di informazioni e che grazie a Facebook & simili abbiamo anche a disposizione una platea sempre pronta ad ascoltare qualunque cretinata abbiamo da dire, ci improvvisiamo tuttologi e ci sentiamo in diritto, anzi in dovere, di dire la nostra su qualsiasi cosa, anche quando non abbiamo nulla da dire (“I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli”, diceva il saggio professor Eco…).

Questa è una faccia della medaglia. L’altra faccia è la tendenza, sempre più spiccata, di noi gente occidentale, ad essere affascinati da tutto ciò che è orientale: la filosofia buddista, lo yoga, la meditazione, l’agopuntura, il sushi, eccetera, eccetera.

(Tendenza, a mio avviso, che nasce da un bisogno di spiritualità, di ritrovare se stessi, di evadere dallo stress della vita quotidiana).

E così l’evoluzione spesso, invece di avanzare, inciampa.

La scimmia nuda, l’uomo appunto (secondo Morris molto più simile al suo progenitore peloso di quanto possa credere), a volte preferisce vivere e agire senza porsi troppe domande perché è più semplice così (risposte facili, dilemmi inutili…).

E dato che l’intelligenza è tanto demodé, prendiamo pure questa canzone con la dovuta leggerezza (o, è il caso di dirlo, con filosofia) e balliamoci su.

Tanto, in male o in peggio, comunque vada panta rei.

E tanto di cappello al buon Gabbani, che ha creato una piccola perla.

©Elle

Dubbi

 

 

 

 

 

 

 

 

Se solo l’uomo non fosse un essere pensante,
forse sarebbe davvero una macchina perfetta.

Invece siamo creature fragili e imperfette,
condannate dalla nostra stessa umanità,
dalle nostre paure,
dai nostri sentimenti,
dai nostri desideri,
dai nostri bisogni,
dai nostri sogni.

Ci provo

Ci provo.
Sorrido,
Anche quando tutto va per il verso sbagliato.
Ci provo
Perché il sorriso di chi non ha niente per cui sorridere,
Anche se è vuoto, pesa come un macigno.
Perché quel sorriso è un tentativo disperato,
È una dichiarazione di guerra, è un’offerta di pace.
Tutto va male, me ne sbatto, sorrido.
Ci provo.
Sorrido delle cose banali,
sorrido delle piccolezze che tutti danno per scontato,
sorrido per il semplice piacere di vedere un volto amico,
sorrido e sfido la vita a spegnerlo, il mio sorriso.
Mi ci aggrappo
Come fosse una fiaccola nel buio più totale.
Mi illudo basti a illuminare ciò che ho intorno
Io, che non posso brillare di luce riflessa, come una luna,
provo ad essere il mio stesso sole.
Ci provo.
A volte ci riesco,
Altre volte mi spengo
E come un buco nero
Mi trascino tutto dentro.

©Elle

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