In medio stat virtus (?)

Dicono che la virtù stia nel mezzo.

Dicono che gli estremi siano nocivi.
Dicono che esista un’intera gamma di grigi tra il nero e il bianco.

Dicono, e dicono, e non sono mai contenti.

Ti diranno di non accontentarti della normalità, ma ti etichetteranno come “strano” appena uscirai fuori dagli schemi.

Ti diranno di avere dei sogni, ma ti condanneranno quando ti impegnerai a realizzarli.

Ti diranno di costruirti le tue idee, ma le criticheranno se saranno diverse dalle opinioni della massa.

Se vuoi andare via ti diranno che non ami la tua terra, se non lo vuoi ti diranno che restare non ti porterà mai a nulla.
Se ti godi la vita ti diranno che sei troppo dissoluto, se non lo fai ti diranno che stai buttando via i tuoi anni migliori.
Se trascuri il tuo aspetto ti diranno che sei sciatto, se lo curi ti diranno che sei vanitoso.
Se segui la moda ti diranno che sei come tutti gli altri, se non la segui diranno che non sai vestirti.
Se non sei disponibile verso gli altri sei egoista, ma se sei troppo buono diranno che sei fesso.
Se dici sempre ciò che pensi sei cattivo, e se non lo fai sei falso.
Se nei rapporti con gli altri dai tutto te stesso sei incosciente, se non lo fai sei cinico.
E se la dai sei una puttana, e se non la dai sei troppo santa.

E la virtù sta nel mezzo, dicono.

Come se fosse semplice trovarlo, questo punto di mezzo.
Come se potessimo regolare l’intensità dei nostri comportamenti e sentimenti come si fa con la luminosità sullo schermo del cellulare.

Che poi, davvero sta nel mezzo la virtù?

Trovare il giusto equilibrio in ogni cosa, ponderare ogni azione, seguire un codice di comportamento preimpostato, senza mai lasciarsi andare, senza mai eccedere, senza mai fregarsene: è questo il modo giusto?

E se questo è essere virtuosi, mi chiedo se ne valga davvero la pena.
Mi chiedo a beneficio di chi vada questa virtù: di noi stessi, o degli altri?
Mi chiedo se non sia tutta una messinscena messa in piedi per un pubblico sempre pronto a giudicarci.

La verità è che la gente troverà sempre qualcosa per la quale criticarti, quindi perché sforzarsi di piacere a tutti i costi?
E perché togliersi la libertà di sbilanciarsi, se a volte ci sembra la cosa giusta da fare?
E perché sacrificare la spontaneità sull’altare di una fantomatica virtù?

Ma, forse, la virtù non sta sempre nel mezzo, e a volte non sta da nessuna parte.

E, forse, l’unica cosa davvero virtuosa sarebbe arrenderci alle nostre imperfezioni, ed essere semplicemente noi stessi.

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Nove

2013mimesismatematica

Mi chiedo se a definirci sia il nostro passato
o ciò che siamo nel presente.
Chi siamo, noi?
Siamo la somma delle nostre esperienze
o solo il risultato finale?
Nove può essere
Tanto la somma di tre e sei
Che quella di quattro e cinque
O di otto e di uno.
Strade diverse, lo stesso risultato.
E in fondo
importa davvero
sapere come ci si è arrivati?
A molti non interessa
Di quale addendi sei la somma,
di quali fattori sei il prodotto.
Per molti siamo solo il numero nove.
Chi non c’era prima dell’uguale,
vedrà solo quello.
Altri, invece,
quelli che c’erano prima,
quelli che conoscono addendi e fattori
ma hanno sbagliato i calcoli,
non riescono a comprendere
come si sia arrivati a quel risultato,
non riescono ad accettarlo
e restano fermi a quell’uguale.
E alla fine, in quanti si rendono conto
che i due termini dell’uguaglianza si equivalgono?
Qualcuno riesce a vederci
per come ci vediamo noi
per ciò che siamo davvero?
Sia il prima, che il dopo l’uguale?
L’equazione nel suo insieme?

©Elle

Follia, Patrick McGrath

Nuovo anno, nuova vita, nuovi propositi, stessa vecchia passione di sempre: libri, libri, libri.

E così, ora che finalmente la prima lettura del 2017 è ufficialmente conclusa, torno sul blog per condividere con voi la mia prima recensione del nuovo anno.
E’ un periodo in cui, per una serie di impegni e per un mio momento particolare che sto vivendo, ho un po’ messo da parte sia la lettura che la scrittura.
Ho passato diverse settimane senza leggere, cosa che non mi capitava da diversi anni, e durante questo blocco del lettore qualsiasi libro tentassi di iniziare è stato brutalmente abbandonato dopo un paio di pagine, semplicemente perché non si adattava al mio stato d’animo.
Poi ho visto “lui”, in giro per il web, ed è stato amore a prima trama.

Il lui di cui parlo è Follia di Patrick McGrath (ennesimo Adelphi, tra me e questa casa editrice c’è una sorta di attrazione fatale).

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“Raggiunto solo a prezzo di sforzi enormi, l’equilibro psichico di un artista è così delicato che ogni distrazione, ogni interferenza della cruda realtà esterna possono distruggerlo in un attimo: per fare arte bisogna voltare le spalle alla vita”.

Cos’è Follia?

Follia, piuttosto che un romanzo, somiglia alla mera cronaca di una tragedia.
Tragedia che si consuma sotto lo sguardo attento e clinico di Peter Cleave, il narratore, che in quanto amico dei coniugi Raphael e psichiatra di Edgar Stark assiste allo svolgersi degli eventi dalla prima linea.

Dunque, Cleave descrive, nel modo più oggettivo e distaccato possibile, la nascita della distruttiva relazione amorosa tra Stella Raphael, la moglie di un prestigioso psichiatra, e Edgar Stark, un paziente del manicomio dove il marito di Stella lavora, uno scultore internato a seguito di un brutale uxoricidio.

L’amore tra Stella e Edgar nasce come nascono un po’ tutte le storie, per caso. Edgar, in semi-libertà per buona condotta, guida la squadra di lavoro che ha il compito di rimettere a nuovo la serra della villetta dove Stella e suo marito Max si sono appena trasferiti.

In questa prima fase, la follia di Edgar è invisibile sia agli occhi dei lettori che a quelli di Stella che, insoddisfatta della propria vita e alla ricerca di emozioni forti, si innamora gradualmente di questo artista incompreso, tanto che arriva a rischiare la sua tranquillità familiare, la sua posizione sociale e la sua intera esistenza pur di stare con lui.

Le donne romantiche, riflettei: non pensano mai al male che fanno in quella loro forsennata ricerca di esperienze forti. In quella loro infatuazione per la libertà.

Quando Edgar evade dall’ospedale, grazie anche alla complicità più o meno volontaria di Stella, lei decide di abbandonare suo marito e suo figlio per seguirlo, nonostante sia consapevole che per loro due non possa esistere un futuro normale o dignitoso, nonostante sia persino consapevole, probabilmente, che la loro storia sia destinata ad una fine tragica.

La vita era uno squallido baratto, soldi contro tempo. Coi soldi potevano comprarsi un po’ di tempo, va bene, e col tempo che cosa si sarebbero comprati, la possibilità di vedere il loro amore trasformarsi in cenere? 

Eppure, nonostante lo squallore, nonostante la miseria, l’incertezza sul futuro, per un breve periodo Stella crede di essere davvero felice, crede che per il loro amore valga la pena superare qualsiasi cosa, sopportare qualsiasi pena.

Questo, almeno, finché i disturbi psichici di Edgar non iniziano ad emergere in tutta la loro gravità, facendogli vedere cose che non esistono e dando luogo a un’ossessiva gelosia: Stella inizia a temere per la propria vita, scappa, e quando torna (sì, perché nonostante tutto torna anche) non lo trova più.

Al suo posto trova le guardie, che la riportano a casa da suo marito e da suo figlio, al sicuro in una vita che però non le appartiene più.

E’ forse in questo momento di assoluto smarrimento che inizia la discesa di Stella verso la follia, che culmina con l’episodio (che non vi spoilero, perché è probabilmente l’unico che si possa definire colpo di scena in tutto il libro) che la porterà ad essere internata a sua volta e a venire affidata alle cure di Cleave.

Da questo punto in poi emerge chiaramente un altro elemento chiave della storia che finora si era intuito soltanto vagamente, elemento che mina la narrazione alle fondamenta e ne mette in dubbio tutta la veridicità, ovvero l’ossessione che Cleave nutre nei confronti del suo paziente Edgar Stark.

Cleave è ossessionato da Edgar forse persino più di Stella: per lui il suo paziente è un rompicapo da risolvere a qualsiasi costo, e non si fa scrupoli a vivisezionarlo metaforicamente per arrivare a capire quali pensieri gli passino per la testa, per arrivare a comprenderlo fino in fondo.

Persino l’interesse che Cleave nutre per Stella nell’ultima parte, più che mosso da un sincero affetto verso di lei, sembra piuttosto frutto della traslazione dell’ossessione per lei da Edgar a se stesso: per Peter, Stella non è altro che un trofeo, il simbolo di un magro successo che egli è riuscito a ottenere in quella sua lotta invisibile con Edgar, macabramente simile, a livello di significato, alle teste che Edgar scolpisce.

Successo che, infine, Stella neanche gli concede, concludendo la vicenda in quello che secondo me era l’epilogo prevedibile sin da principio.

Ad ogni modo, secondo me è proprio nel parallelismo Cleave-Stark, in questo doppio filo di ossessioni in cui sembra quasi che i ruoli si confondano l’uno con l’altro, che si concretizza il senso finale di questo romanzo: che il confine tra follia e sanità mentale, o tra amore e follia, è sempre più labile di quanto si immagini.

Se cercate un romanzo ricco di eventi e dalla narrazione corposa, farete meglio a cercare altrove.
Sebbene infatti lo stile di McGrath sia notevole, pulito e scorrevole, la narrazione di Follia è monocorde, scevra da sentimentalismi vari, quasi una cronaca più che un romanzo.

La lettura nel complesso mi è piaciuta, anche se non mi ha entusiasmato. Se devo dare un giudizio a caldo, direi che è uno di quei libri che si leggono con piacere ma che di certo non ti sconvolgono la vita, ecco (e a trovarne di libri così, ultimamente).

Ad ogni modo, sono grata a questo libro perché ha interrotto il mio blocco del lettore, quindi spero di tenervi a breve compagnia con altre recensioni!

Alla prossima!

-elle-

Liebster Award

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Et voilà, in questa giornata afosa nella quale me ne sto tappata in casa finalmente trovo il tempo di rispondere a questo Liebster Award! Ringrazio Melisandre per avermi nominata e copio-incollo da lei le regole per partecipare ^^

Regole:
1. Pubblicare il logo del Liebster Award sul proprio blog.
2. Ringraziare il blogger che ti ha nominato e seguirlo
3. Rispondere alle sue 11 domande.
4. Nominare a tua volta altri 11 blogger con meno di 200 follower.
5. Formulare altre nuove 11 domande per i tuoi blogger nominati.
6. Informare i tuoi blogger della nomination

E ora passiamo alle 11 domande (11, tra l’altro, è anche il mio numero preferito, giusto perché lo sappiate):

1. Qual è il tuo libro preferito?
(Questa è peggio che chiedere a una madre a quale dei suoi figli vuole più bene, sappilo Melisandre :p)
Visto che mi è impossibile rispondere a secco con un solo titolo, dico solo quello che mi ha fatto innamorare perdutamente della lettura per la prima volta, che è Orgoglio e Pregiudizio di Jane Austen.

2.Se potessi scegliere un paese dove vivere, quale sarebbe?
Forse sarebbe l’Inghilterra. Se però in passato avrei pensato senza dubbio a Londra, ora non disdegnerei neanche una cittadina tranquilla, di quelle che hanno un aspetto d’altri tempi e mescolino passato e presente, e che possibilmente affaccino sul mare.

3. Come descriveresti il tuo spirito animale?
Credo di somigliare molto a un gatto. I gatti sono molto indipendenti, amano le avventure quanto amano il focolare domestico, sono cacciatori solitari e acuti osservatori. E sanno essere sia incredibilmente teneri che schifosamente snob, a seconda delle persone che hanno davanti. Proprio come me.

4. In quale periodo storico ti piacerebbe vivere?
Credo che vedere l’impero romano nel suo periodo d’oro sarebbe impareggiabile, tuttavia non disdegnerei neanche i primi anni venti del Novecento, a Parigi o a New York.

5. Cosa pensi della religione?
E’ stata spesso, e spesso è tuttora, strumentalizzata, ma penso che avere fede in qualcosa sia una cosa molto nobile. Personalmente, sto ancora cercando quel qualcosa in cui credere.

6. Qual è il personaggio di un libro o serie tv a cui sei particolarmente affezionato/a?
Anche questa è difficile, soprattutto per una che si innamora continuamente di personaggi fittizi. Uno dei personaggi che amo di più della letteratura è Edmond Dantès, alias Il conte di Montecristo. E’ un uomo fatto di luci e ombre, è tormentato, è geniale ed è impossibile non amarlo.
Per quanto riguarda le serie tv, invece, al momento sono follemente innamorata di Dean Winchester di Supernatural 😀

7. La tua casata preferita del Trono di Spade.
La domanda è complicata, ma la risposta in realtà è semplice: Stark.
Man mano che vado avanti con la lettura amo sempre di più Daenerys Targaryen, mentre alcuni Stark mi hanno deluso, eppure la mia casata preferita resta quella.
E’ stato così fin dal primo momento, una cosa a pelle, e continuo a rimanere fedele.

8. Cani o gatti?
Direi che dopo la domanda numero 3 la risposta è scontata… meow.

9. Se potessi cambiare il tuo aspetto a piacimento, come saresti? Descriviti.
Con una cascata di capelli scuri lunghi e folti, con gli occhi di un colore inusuale, ad esempio un blu violetto o un grigioverde elettrico, e possibilmente con 10 centimetri in più rispetto al mio metro e sessanta.

10. Uomo/donna dei sogni?
Se dico Mr. Darcy vale come risposta, o è troppo scontato?

11. Qual è la tua divinità greca preferita?
Athena, naturalmente! Chi se non la dea della sapienza? Tempo fa pensai persino di tatuarmi una piccola civetta in suo onore.
Se Paride avesse avuto un briciolo di cervello, il pomo della discordia lo avrebbe dato a lei senza neanche pensarci. Ma come la mitologia insegna, Paride non era noto per il suo intelletto.

Ancora complimenti a Melisandre per le domande, ora ecco le mie 11:

1. Con quale autore, del presente o del passato, usciresti a cena insieme?
2. Quale creatura sovrannaturale saresti?
3. Qual è il tuo genere di musica preferito?
4. Se potessi scegliere un universo fantasy nel quale vivere, quale sceglieresti?
5. Una citazione (tratta da un libro o da una canzone) che ami.
6. Preferisci i libri corti o i “mattoni”?
7. Un libro e un cd dai quali non ti separeresti mai.
8. Fai qualche genere di collezione?
9. Qual è il tuo personaggio storico preferito?
10. Credi nel paranormale?
11. Quale quadro ti rappresenta di più?

Questi, invece, i miei 11 tag 🙂

L’angolo dei libri
Inchiostro a scatti
Thr0ught the mirr0r
4 Amiche al Bar
A book in a backpack
Pensieri Notturni
Milioni di particelle
Il mondo di Shioren
Romanzo in rosa
Leggendo a Bari
The Book of Writer

Buon divertimento ^^