Luna piena, troppa luce.

Le notti di luna piena sono un’ostentazione di bellezza innegabile, ma fin troppo esibizionista.

E’ nelle notti senza luna, quelle in cui il cielo è così scuro da far brillare ogni sua singola stella, che risiede il fascino, la poesia, la meraviglia.

Io preferisco quelle notti in cui il cielo non chiede prepotentemente attenzione esponendo la sua perla più bella, ma quelle in cui mette silenziosamente in mostra tutte le sue gemme nascoste, quelle più rare e preziose.

Ché la luna piena possono vederla tutti, ma le stelle devi osservarle col naso all’insù e lo sguardo perso, senza fretta, mettendoci tutta la tua attenzione.

Ché la luna piena è per i romantici occasionali,
le stelle sono per i sognatori abituali.

©Elle

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In medio stat virtus (?)

Dicono che la virtù stia nel mezzo.

Dicono che gli estremi siano nocivi.
Dicono che esista un’intera gamma di grigi tra il nero e il bianco.

Dicono, e dicono, e non sono mai contenti.

Ti diranno di non accontentarti della normalità, ma ti etichetteranno come “strano” appena uscirai fuori dagli schemi.

Ti diranno di avere dei sogni, ma ti condanneranno quando ti impegnerai a realizzarli.

Ti diranno di costruirti le tue idee, ma le criticheranno se saranno diverse dalle opinioni della massa.

Se vuoi andare via ti diranno che non ami la tua terra, se non lo vuoi ti diranno che restare non ti porterà mai a nulla.
Se ti godi la vita ti diranno che sei troppo dissoluto, se non lo fai ti diranno che stai buttando via i tuoi anni migliori.
Se trascuri il tuo aspetto ti diranno che sei sciatto, se lo curi ti diranno che sei vanitoso.
Se segui la moda ti diranno che sei come tutti gli altri, se non la segui diranno che non sai vestirti.
Se non sei disponibile verso gli altri sei egoista, ma se sei troppo buono diranno che sei fesso.
Se dici sempre ciò che pensi sei cattivo, e se non lo fai sei falso.
Se nei rapporti con gli altri dai tutto te stesso sei incosciente, se non lo fai sei cinico.
E se la dai sei una puttana, e se non la dai sei troppo santa.

E la virtù sta nel mezzo, dicono.

Come se fosse semplice trovarlo, questo punto di mezzo.
Come se potessimo regolare l’intensità dei nostri comportamenti e sentimenti come si fa con la luminosità sullo schermo del cellulare.

Che poi, davvero sta nel mezzo la virtù?

Trovare il giusto equilibrio in ogni cosa, ponderare ogni azione, seguire un codice di comportamento preimpostato, senza mai lasciarsi andare, senza mai eccedere, senza mai fregarsene: è questo il modo giusto?

E se questo è essere virtuosi, mi chiedo se ne valga davvero la pena.
Mi chiedo a beneficio di chi vada questa virtù: di noi stessi, o degli altri?
Mi chiedo se non sia tutta una messinscena messa in piedi per un pubblico sempre pronto a giudicarci.

La verità è che la gente troverà sempre qualcosa per la quale criticarti, quindi perché sforzarsi di piacere a tutti i costi?
E perché togliersi la libertà di sbilanciarsi, se a volte ci sembra la cosa giusta da fare?
E perché sacrificare la spontaneità sull’altare di una fantomatica virtù?

Ma, forse, la virtù non sta sempre nel mezzo, e a volte non sta da nessuna parte.

E, forse, l’unica cosa davvero virtuosa sarebbe arrenderci alle nostre imperfezioni, ed essere semplicemente noi stessi.

Ogni uomo è un’isola

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Ma forse, caro Donne, è vero il contrario, e ogni uomo è esattamente un’isola.

Ognuno con il suo modo di pensare, di vivere, di agire, ognuno diverso dall’altro.

Ognuno un piccolo microcosmo a sé stante, che impazzisce quando entra a contatto con altre atmosfere.

Ognuno che fatica a comunicare con gli altri, e fatichiamo a comprenderci, fatichiamo a condividere, fatichiamo a trovare qualcuno simile a noi.

E ci sentiamo soli.

Isole in mare aperto.

Solo un’altra isola tra sette miliardi di isole sparse per il mondo, e tutte distanti le une dalle altre.

A volte, però, capita di incontrare persone che ci fanno sentire parte di un disegno più grande, che ci ricordano che, in fondo, ogni isola è fatta della stessa terra di cui sono fatte tutte le altre.

Persone che ci spingono a fare un passo fuori dal nostro isolamento, che ci inducono a proiettarci fuori da noi stessi.

E allora, iniziamo a costruire imbarcazioni per attraversare quei lembi di oceano che ci separano dagli altri.

Iniziamo a erigere ponti che ci permettano di raggiungere l’altra parte.

A volte, quando pensiamo che ne valga la pena, siamo persino disposti a nuotare per raggiungere le coste di altre isole, per qualcuno siamo persino disposti a rischiare di annegare.

Però non si smette di essere un’isola, non si smette mai.

A volte ci si dimentica di esserlo, e in quei momenti si inizia a perdere se stessi.

Perciò siamo destinati a rimanere delle isole.

Ma per le persone a cui teniamo, siamo disposti ad aprire le frontiere, e a lasciare che esse entrino ed escano a loro piacimento.

Le invitiamo a fermarsi, a fare un giro, e l’unica cosa che speriamo è che esse si comportino bene, che rispettino ciò che siamo, la nostra geografia e il nostro clima, che amino le bellezze che abbiamo da offrire e affrontino coraggiosamente i nostri luoghi impervi, le trappole che la nostra natura cela.

Speriamo che non provino a cambiare ciò che siamo, o a distruggere ciò che abbiamo costruito, speriamo che non se ne vadano lasciandosi macerie alle spalle.

Forse è questo, ciò che dovremmo fare: restare delle isole, perché non c’è niente di più giusto che restare fedeli a noi stessi, ma aprire le nostre frontiere, perché non c’è niente di più bello che condividere noi stessi con gli altri.

©Elle

(Pensiero scritto la vigilia di Capodanno 2017)

Ci provo

Ci provo.
Sorrido,
Anche quando tutto va per il verso sbagliato.
Ci provo
Perché il sorriso di chi non ha niente per cui sorridere,
Anche se è vuoto, pesa come un macigno.
Perché quel sorriso è un tentativo disperato,
È una dichiarazione di guerra, è un’offerta di pace.
Tutto va male, me ne sbatto, sorrido.
Ci provo.
Sorrido delle cose banali,
sorrido delle piccolezze che tutti danno per scontato,
sorrido per il semplice piacere di vedere un volto amico,
sorrido e sfido la vita a spegnerlo, il mio sorriso.
Mi ci aggrappo
Come fosse una fiaccola nel buio più totale.
Mi illudo basti a illuminare ciò che ho intorno
Io, che non posso brillare di luce riflessa, come una luna,
provo ad essere il mio stesso sole.
Ci provo.
A volte ci riesco,
Altre volte mi spengo
E come un buco nero
Mi trascino tutto dentro.

©Elle

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Pensieri in fila

Ci ho impiegato qualche mese, ma alla fine mi sono decisa a farlo.

Con questo post inauguro una nuova sezione del blog, uno spazio dove vorrei condividere con voi una piccola parte di ciò che mi passa per la testa e che, di conseguenza, scrivo.

L’ho denominato Pensieri in fila, perché scrivere è sempre stato il mio modo di mettere un po’ in ordine i miei pensieri.

Se non l’ho fatto finora è perché, essendo molto riservata, sono estremamente gelosa di ciò che scrivo.

Immagino suoni strano, detto da una che ha pubblicato due romanzi, ma credo che chiunque abbia la passione per la scrittura capisca la differenza tra le parole scritte per essere lette da occhi estranei e quelle messe nere su bianco soltanto per noi stessi.

In fondo, ci sono filtri per le parole che scriviamo, per quelle che diciamo, per le emozioni che mostriamo.

Io non credo esistano persone totalmente prive di filtri.
I filtri sono meccanismi di difesa necessari, e giusto o sbagliato che sia, io ho i miei.

Ultimamente però sento il bisogno di toglierne qualcuno.
Sento il bisogno di condividere qualcosa di me,  di mostrare il mio “Dark Side of the Moon”, la faccia nascosta che nessuno vede mai, e ho deciso di farlo attraverso ciò che scrivo.

Non so per quanto durerà, né se funzionerà, né cosa scriverò o quando lo scriverò.

Forse, banalmente, scriverò semplicemente ciò che ho bisogno di scrivere, quando avrò bisogno di scriverlo, e fin quando avrò bisogno di scriverlo.

E se non vi piace o non vi interessa ciò che scrivo, banalmente, non leggetemi.

Peace, Love, Empathy.

©Elle