I Fiumi della Guerra (Le cronache del Ghiaccio e del Fuoco #6), George R.R. Martin

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Buon martedì gente!

Eh sì, ancora una volta sono qui a parlarvi di questa saga (quasi) infinita: Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco di George R.R. Martin, ormai conosciuta dai più (soprattutto da quei più che la conoscono soltanto per via della serie tv) come Il Trono di Spade.

“Esistono battaglie che nessuna spada può vincere”

Con un ritmo di circa un libro ogni due mesi, sono finalmente arrivata a metà saga, perciò oggi vi parlerò brevemente di questo sesto volume, I Fiumi della Guerra, ovvero: come Martin ha deciso di spezzarmi il cuore.

Chi ha già letto il libro avrà già capito di cosa parlo: le Nozze Rosse.

—spoiler—

Sì, perché passi Ned Stark, passino le gambe spezzate di Bran, passi Renly che neanche mi stava tanto simpatico, passi anche Grande Inverno e Catelyn e il vecchio orso Mormont… ma Robb?
Seriosly, Robb?!
Tra l’altro nel momento in cui stavo più tranquilla in assoluto in tutta la lettura, così, come un fulmine a ciel sereno?!

Questa si chiama cattiveria, zio George. Hai praticamente distrutto tutti i miei sogni.

Ora le mie ultime speranze sono riposte in Jon e in Daenerys, oltre che in quell’ultima sanguisuga della strega rossa che dovrebbe far fuori l’inutile Joffrey, ma visto come si sono messe le cose prevedo di soffrire atroci sofferenze nei rimanenti sei volumi.

—end spoiler—

Ora..
sfogata tutta la mia frustrazione di lettrice furibonda e profondamente triste,
appurato che questa saga è solo per lettori masochisti e che Martin è un sadico bastardo (affettuosamente parlando),
devo comunque ammettere che quest’opera continua a regalare immense soddisfazioni, che è magistralmente costruita, che non concede tregua, che non annoia mai, che tiene  con il fiato sospeso perché (non dimenticatelo!) il turning tables è sempre dietro l’angolo.

Le pagelle (senza voto) dei personaggi:

  • Tyrion: il Folletto continua ad essere uno dei personaggi migliori e meglio costruiti di tutta la saga: schietto, sarcastico, a suo modo persino onesto, perennemente combattuto tra la devozione verso la sua famiglia e la voglia di impiccarli tutti. Finora, e dico “finora” perché qualcuno potrebbe farmi cambiare idea (vedi punto sotto) l’unico Lannister che proprio non riesco a odiare.
  • Jaime: ebbene, non l’avrei mai detto ma in questo volume la mia opinione dello Sterminatore è leggermente migliorata, sia perché grazie al suo POV si conosce meglio il personaggio, sia per via del suo comportamento verso Brienne. Inoltre visto ciò che gli ha fatto il Caprone, che se lo meritasse o meno, non posso non essere dispiaciuta per lui.
  • Lord Beric: finalmente ci conosciamo, Lord della Folgore, e quante sorprese nascondi. Sono sinceramente curiosa di sapere che fine farà lui e la sua banda di cavalieri fuorilegge… E anche di sapere se la settima volta sarà davvero quella definitiva.
  • Sandor Clegane: sviluppo decisamente interessante per il suo personaggio. Quando ha lasciato Approdo del Re avrei scommesso sulla sua redenzione, che però finora è stata molto parziale. Mi chiedo se al Mastino è riservato un ruolo per il futuro o se invece è già fuori dai giochi.
  • Davos: da cavaliere delle cipolle a primo cavaliere del re, direi che di strada ser Davos ne ha fatta parecchia. Il suo personaggio mi ha ispirato una certa simpatia fin da subito, per via della sua onestà e della sua fedeltà. Stannis invece continua a non farmi né caldo né freddo.
  • Robb: un’altro dei miei personaggi preferiti. Nonostante sia ancora un ragazzo, Robb è  un buon re, un bravo guerriero e un ottimo stratega militare. Se solo Martin non odiasse a morte la famiglia Stark…
  • Daenerys: vai così, regina dei draghi. Assolutamente divina.
  • Jon Snow: direi che Jon Snow non ha bisogno di descrizioni di sorta. Ogni cosa che fa è semplicemente perfetta, anche quando le scelte da fare sono dolorose.

 

Bilancio attuale del Gioco del Trono:

Re sul Trono di Spade: Joffrey Baratheon
Re di fatto: Tywin Lannister
Pretendenti al Trono rimanenti: 2
Morti: ho perso il conto, come sempre.

 

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Tempesta di Spade (Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco #5), George R.R. Martin

Dopo la morte di re Renly Baratheon gli avversari che si contendeno il Trono di Spade sono ridott3704042i a quattro: il gioco di alleanze, inganni e tradimenti si fa sempre più spietato, sempre più labirintico, l’ambizione dei contendenti non ha limite. Sui quattro re e sui paesaggi già devastati dalla guerra incombe la più terribile delle minacce: dall’estremo nord un’immane orda di barbari e giganti, mammut e metamorfi sta lentamente scendendo verso i Sette Regni. E con loro un pericolo ancora più spaventoso: gli Estranei, guerrieri soprannaturali che non temono la morte. Perchè l’hanno già conosciuta…

 

 

La mia recensione:

“Un orso, c’era. Un orso, un orso! Tutto marrone e nero, tutto coperto di pelo!”

La conoscete tutti, vero? L’orso e la fanciulla bionda: la canzone che chiunque nei Sette Regni conosce, persino i bruti Al di là della Barriera. La canzone che mi ha perseguitato per tutto il libro e che continuo a canticchiare tra me e me con una melodia che ho inventato io.
Se vi state chiedendo perché iniziare una recensione con questa canzone, vi accontento subito: è perché io ormai nelle Cronache ci sono dentro tanto quanto gli Stark, i Lannister, i Targaryen e tutti gli altri. Perché ormai sento di far parte anche io di questo universo meraviglioso, perché sto imparando a conoscere le vecchie storie, le leggende e persino
le canzoni.

E una volta dichiarato nuovamente il mio amore folle a Martin e alla sua opera, però, vi avverto subito che non è tutto rose e fiori come sembra (e se quando avete letto “fiori” avete subito pensato ai Tyrell, sappiate che vi stimo profondamente): devo infatti confessare che questo libro è stato abbastanza deludente rispetto ai precedenti e che, per la prima volta da quando ho iniziato a leggere la serie, in alcuni tratti mi abbia un po’ annoiata.
Ho trovato questo quinto capitolo poco movimentato, privo di azione e di suspense, e persino la piega che ha preso la storia è stata piuttosto deludente, eufemismo per dire che tutto sta andando per il verso sbagliato.

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Dovete sapere che, per partito preso e per una sorta di senso di appartenenza naturale, io fin dal principio sono stata dalla parte degli Stark: i meta-lupi, Eddard, Jon Snow, e insomma, mi sono infatuata del nord dal primo istante.
Allo stesso tempo non sopporto la “vista” dei Lannister, eccezion fatta per quel demonio di Tyrion (che probabilmente odia i Lannister più di tutti gli altri personaggi messi assieme).
Questo già basterebbe a spiegare perché questo libro mi abbia fatto dannare: passi Lady Catelyn, per la quale non ho mai provato particolare simpatia e che tuttavia credevo molto più intelligente; passi pure Sansa che ancora non dà segni di una qualche utilità, ma Robb?!
Che accidenti hai combinato, Robb? Finora era stato perfetto, sia per il suo modo di comportarsi da re che a livello di strategia militare, ma in un solo colpo è riuscito a perdere due dei suoi alleati più forti, si ritrova senza un regno e per di più accerchiato dai nemici su tutti i fronti. E come ciliegicina sulla torta, senza Jaime come ostaggio.
Solo io vedo il disastro imminente in tutto ciò, o esiste ancora una via di fuga?
Sono davvero curiosa di scoprirlo e spero che alla fine gli Stark abbiano la meglio, ma non posso fare a meno di notare che mentre i Lannister pianificano ogni passo che fanno con precisione millimetrica e sembrano sempre avere il totale controllo su qualsiasi cosa e persona vivente nei Sette Regni, Robb e gli uomini del nord in questo capitolo fanno la
figura dei completi inetti e sembra che il loro impero stia andando completamente a rotoli.
Persino il “mio” Jon mi sembra sperduto e incerto al di là della barriera: capisco che la sua vita sia appesa a un filo e che non sia facile fare il doppio gioco con i bruti senza diventare davvero un traditore, ma alla fine ricorderà chi è e qual è il suo vero compito o basterà la prima donna che capita a fargli perdere testa, dignità, onore e persino Spettro?
(a me quando gli Stark si separano dai loro lupi sale sempre l’ansia oramai).
Oltre ad Arya, che continua ad essere uno dei personaggi migliori della serie, l’unica che in questo libro abbia dato delle vere soddisfazioni è Daenerys: meravigliosa, impetuosa, coraggiosa, saggia, regale. Probabilmente, tra i pretendenti al trono, finora lei è quella che più ha dimostrato di meritarlo.

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La scena finale è stata grandiosa: avevo già l’amaro della delusione in bocca al pensiero che stesse per vendere uno dei suoi draghi, e invece… Dracarys (muahahahah).

Sono stata immensamente felice che in questo capitolo di Theon Greyjoy non si sia vista nemmeno l’ombra, ma spero ancora che Vento Grigio lo faccia a pezzi.

Quanto a Stannis e alla sua dama rossa, per me posso tutti bruciare entrambi nel loro fuoco sacro. A dirla tutta, il povero Cavaliere delle Cipolle Davos mi sta abbastanza simpatico, ma Stannis… mi chiedo se esista qualcuno a questo mondo a cui piaccia Stannis Baratheon  (ma forse io sono l’unica al mondo che simpatizzi per Davos, perciò nevermind…)

Simpatici gli scambi di “cortesie” tra Jaime e Brienne di Tarth, ma Santo Cielo, entrambi sono una lagna pazzesca: lei è probabilmente la donna più complessata che sia mai esistita, lui è tutto un sospirare per la sua amata Cersei.
Cattiveria a parte, in questo libro è venuto fuori un barlume di sensibilità che non pensavo potesse esistere nello “Sterminatore di Re”, e credo che Jaime sia un personaggio che vada ancora conosciuto a fondo.

Altra presenza di cui non ho assolutamente sentito la mancanza è stata quella di Joffrey, che in questo gioco del trono, nonostante occupi il posto principale, ha un ruolo ben misero. Inutile quasi più di Sansa.
Tornando per un attimo alla povera ragazza, in realtà non ho niente contro di lei, anzi mi fa pena, però non riesco a provare simpatia per lei.
Il fatto è che in questa serie le personalità femminili forti abbondano, quindi rispetto a personaggi come Arya o Daenerys lei finora non mi ha dato assolutamente nulla . Confido ancora però che prima o poi riesca a tirare fuori il carattere degli Stark e che dia una svolta al suo personaggio.

Infine, sono molto curiosa di vedere l’entrata in gioco dei Martell, che per il momento sono ancora un’incognita (certo, se e quando Dany tornerà sul continente ne vedremo delle belle secondo me…).

Ho letto il libro in un periodo per me molto impegnativo ed è per questo motivo la
lettura è andata per le lunghe, ma credo sia tempo che mi prenda qualche settimana di pausa dalla serie, almeno fino a quando la mia curiosità riuscirà a resistere, così riprenderò la lettura con una nuova carica.
Nonostante questo quinto volume sia stato per me un po’ più in basso rispetto agli altri, questa serie per me resta di una bellezza indescrivibile.

Il Trono di Spade & Il Grande Inverno (Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco #1 e #2), George R.R. Martin

In una terra fuori dal mondo, dove le estati e gli inverni possono durare intere generazioni, sta per3704006 esplodere un immane conflitto. Sul Trono di Spade, nel Sud caldo e opulento, siede Robert Baratheon. L’ha conquistato dopo una guerra sanguinosa, togliendolo all’ultimo, folle re della dinastia Targa3413098ryen, i signori dei draghi. Ma il suo potere è ora minacciato: all’estremo Nord la Barriera – una muraglia eretta per difendere il regno da animali primordiali e, soprattutto, dagli Estranei – sembra vacillare. Si dice che gli Estranei siano scomparsi da secoli. Ma se è vero, chi sono quegli esseri con gli occhi così innaturalmente azzurri e gelidi, nascosti tra le ombre delle foreste, che rubano la vita o il sonno a chi ha la mala sorte di incontrarli?

 

La mia recensione:

Non ho parole.
Avete presente quando un libro vi assorbe completamente, cuore, mente e anima?
Quando vi ritrovate a soffrire e a gioire e a maledire pesantemente un personaggio e a parteggiare con tutta l’anima per un altro?
Quando, insomma, anche se non vi ritrovate fisicamente lì, è come se nel libro ci foste davvero entrati?
Ecco, questo è il mio caso.
I primi due libri delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco mi hanno completamente rapita e io non trovo neanche una parola degna di rendergli giustizia.
La storia che Martin racconta inizia migliaia di secoli prima e non è ancora conclusa. Anzi, quel passato che in molti glorificano, ma che in pochi ricordano davvero, sta per tornare a rivivere.
E così, proprio mentre nei Sette Regni l’estate che dura ormai da più di dieci anni è agli sgoccioli, e un inverno gelido e minaccioso sta per arrivare, le ombre di creature che si credevano estinte incombono sul regno degli uomini.
In più, la pace che regna da quindici anni, da quando i Targaryen sono stati sconfitti e Robert Baratheon è salito sul Trono di Spade, sta per essere turbata.
E questo è solo l’inizio.
Poi succedono talmente tante cose, e la maggior parte sono tutt’altro che belle, che ti ritrovi inevitabilmente a leggere con tanta intensità da farti dimenticare che è tutta una finzione, e che anche se lo vorresti disperatamente non vedrai mai Grande Inverno o Delta delle Acque e non avrai mai un cucciolo di meta-lupo tutto per te.
Scherzi a parte.
C’è da dire che oltre alla trama e a tutto il background, entrambi di una perfezione magistrale, c’è una caratterizzazione dei personaggi che difficilmente ho riscontrato altrove. Inoltre, grazie ai numerosi pov, il lettore ha una visione globale estremamente ampia, che rende il tutto ancora più coinvolgente e affascinante.
Se devo esprimere una preferenza riguardo ai personaggi, direi che Robb e Daenerys sono quelli che ho amato di più per la loro evoluzione, mentre Jon mi è piaciuto dall’inizio (Il mio debole per gli emarginati dal cuore tormentato ormai è cosa risaputa).
Certo, però, l’ironia di Tyrion Lannister è imbattibile ed è impossibile non simpatizzare per lui.

Caro, carissimo signor Martin, io depongo le armi ai tuoi piedi e giuro di seguirti fino in capo al mondo.
Dichiaro ufficialmente il mio amore per questa saga, e ho l’impressione che mi terrà compagnia molte altre volte durante quest’anno: ho intenzione di recuperare tutti i libri che mi sono persa.

Il Signore degli Anelli, J.R.R. Tolkien

 

La mia recensione:

Dopo aver passato qualche settimana nella Terra di Mezzo, il ritorno alla realtà è un po’ velato da malinconi6436033a: anche io, come tutta la Compagnia dell’Anello, sono arrivata alla fine della mia avventura e me ne torno a casa con il bel ricordo della strabiliante avventura appena vissuta.
Ho la sensazione che un libro come questo sia impossibile da recensire, perché è stato già detto tutto, o perché ci sarà sempre troppo da dire, perciò non pretendo di fare una recensione, ma piuttosto di raccontarvi come l’ho vissuta io.

l Signore degli Anelli è uno di quei libri che non passano mai di moda, un po’ come le favole. E forse così si potrebbe persino definire, una lunga favola in cui non mancano né maghi né orchi, né intrepidi cavalieri e tutto un universo di creature straordinarie. Non ci fa mancare proprio niente, il buon vecchio Tolkien: abbiamo i buoni e i cattivi, un’epica battaglia tra bene e male e persino un lieto fine, di quelli in cui i buoni vincono sempre e tutti vissero felici e contenti, che in fondo è quello che ogni lettore spera.
Ma probabilmente l’apogeo del successo dell’opera tolkeniana sono i suoi personaggi, la loro forte caratterizzazione e la capacità di ciascuno di loro di scavarsi un posto nei nostri cuori. Mi sembra ancora impossibile aver “conosciuto” così tanti personaggi diversi e averli amati tutti, dal primo all’ultimo: la caparbietà di Frodo, la lealtà di Sam, la leggerezza e l’allegria di Merry e Pipino; la velata malinconia di Legolas e la fierezza di Gimli, la saggezza di Gandalf, la maestosità e la profondità di Aragorn, la nobiltà di Faramir e l’indipendenza di Dama Eowyn.
La nota comune che li contraddistingue è il loro essere dei personaggi completamente positivi, eroici, di quelli che danno il buon esempio da seguire, ricchi di virtù e liberi da qualunque abiezione tipicamente umana come egoismo, viltà, gelosia o bramosia di potere.
Persino Boromir, che ha ceduto alla forza malefica dell’anello, si riscatta immediatamente dando la sua vita per salvare Merry e Pipino dagli orchi, e in fondo anche Smeagol infine avrà un ruolo decisivo nella vittoria.
Neanche a livello di sentimenti ci facciamo mancare nulla, prime fra tutte l’amicizia: bellissimo il legame che si crea tra i membri della Compagnia, particolarmente commovente quello tra Frodo e Sam, decisamente singolare quello tra Gimli e Legolas.
E naturalmente, visto che una donna bada a queste cose, non posso non parlare dell’amore, della storia struggente e fatidica di Aragorn e Arwen, appena accennata eppure che fa sognare, e di quella di Faramir e Eowyn, che guarisce l’animo ferito della Dama e le ridona la voglia di vivere.
Ma come ogni finale che si rispetti, perché anche se lieto sempre di una fine si tratta, la separazione della Compagnia e la partenza di Frodo e degli altri dai Porti Grigi mi ha lasciato un po’ di tristezza (e leggere nell’Appendice della morte di Aragorn e di Arwen non ha di certo contribuito a risollevarmi ma vabbé, ormai dovrei saperlo che niente dura per sempre, neanche i libri).
Non sono una grande esperta di fantasy, ma in questo momento Tolkien mi sembra ineguagliabile. Il suo stile di scrittura è divino, ha una grande capacità narrativa e descrittiva, un’immensa vena creativa, è… è semplicemente un genio. Punto.
Tornando al discorso iniziale, io spero che Il Signore degli Anelli continui a non passare di moda. Perché ok la modernità, e ok l’evoluzione dei tempi e tutto ciò che comporta, ma per me una buona vecchia storia di sani principi e di sentimenti puri, di nobiltà e di coraggio, avrà sempre qualcosa da dire.
Grazie, Tolkien.

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« Che cosa temi dunque, signora? », egli domandò. 
«Una gabbia » ella rispose. «Rimanere chiusa dietro le sbarre finché il tempo e l’età ne avranno fatto un’abitudine, e ogni possibilità di compiere grandi azioni sarà per sempre scomparsa.»

 

 

Penso agli atti coraggiosi delle antiche storie e canzoni, signor Frodo, quelle ch’io chiamavo avventure. Credevo che i meravigliosi protagonisti delle leggende partissero in cerca di 5543097esse, perché le desideravano, essendo cose entusiasmanti che interrompevano la monotonia della vita, uno svago, un divertimento. Ma non accadeva così nei racconti veramente importanti, in quelli che rimangono nella mente. Improvvisamente la gente si trovava coinvolta, e quello, come dite voi, era il loro sentiero. Penso che anche essi come noi ebbero molte occasioni di tornare indietro, ma non lo fecero. E se lo avessero fatto noi non lo sapremmo, perché sarebbero stati obliati. Noi sappiamo di coloro che proseguirono, e non tutti verso una felice fine, badate bene; o comunque non verso quella che i protagonisti di una storia chiamano una felice fine. Capite quel che intendo dire: tornare a casa a trovare tutto a posto, anche se un po’ cambiato… , come il vecchio signor Bilbo. Ma probabilmente non sono quelle le migliori storie da ascoltare, pur essendo le migliori da vivere!».

 

Figli di G2025450ondor! Di Rohan! Fratelli miei! Vedo nei vostri occhi la stessa paura che potrebbe afferrare il mio cuore! Ci sarà un giorno, in cui il coraggio degli uomini cederà, in cui abbandoneremo gli amici e spezzeremo ogni legame di fratellanza, ma non è questo il giorno! Ci sarà l’ora dei lupi e degli scudi frantumati quando l’era degli uomini arriverà al crollo, ma non è questo il giorno! Quest’oggi combattiamo! Per tutto ciò che ritenete caro su questa bella terra, v’invito a resistere!