Ogni uomo è un’isola

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Ma forse, caro Donne, è vero il contrario, e ogni uomo è esattamente un’isola.

Ognuno con il suo modo di pensare, di vivere, di agire, ognuno diverso dall’altro.

Ognuno un piccolo microcosmo a sé stante, che impazzisce quando entra a contatto con altre atmosfere.

Ognuno che fatica a comunicare con gli altri, e fatichiamo a comprenderci, fatichiamo a condividere, fatichiamo a trovare qualcuno simile a noi.

E ci sentiamo soli.

Isole in mare aperto.

Solo un’altra isola tra sette miliardi di isole sparse per il mondo, e tutte distanti le une dalle altre.

A volte, però, capita di incontrare persone che ci fanno sentire parte di un disegno più grande, che ci ricordano che, in fondo, ogni isola è fatta della stessa terra di cui sono fatte tutte le altre.

Persone che ci spingono a fare un passo fuori dal nostro isolamento, che ci inducono a proiettarci fuori da noi stessi.

E allora, iniziamo a costruire imbarcazioni per attraversare quei lembi di oceano che ci separano dagli altri.

Iniziamo a erigere ponti che ci permettano di raggiungere l’altra parte.

A volte, quando pensiamo che ne valga la pena, siamo persino disposti a nuotare per raggiungere le coste di altre isole, per qualcuno siamo persino disposti a rischiare di annegare.

Però non si smette di essere un’isola, non si smette mai.

A volte ci si dimentica di esserlo, e in quei momenti si inizia a perdere se stessi.

Perciò siamo destinati a rimanere delle isole.

Ma per le persone a cui teniamo, siamo disposti ad aprire le frontiere, e a lasciare che esse entrino ed escano a loro piacimento.

Le invitiamo a fermarsi, a fare un giro, e l’unica cosa che speriamo è che esse si comportino bene, che rispettino ciò che siamo, la nostra geografia e il nostro clima, che amino le bellezze che abbiamo da offrire e affrontino coraggiosamente i nostri luoghi impervi, le trappole che la nostra natura cela.

Speriamo che non provino a cambiare ciò che siamo, o a distruggere ciò che abbiamo costruito, speriamo che non se ne vadano lasciandosi macerie alle spalle.

Forse è questo, ciò che dovremmo fare: restare delle isole, perché non c’è niente di più giusto che restare fedeli a noi stessi, ma aprire le nostre frontiere, perché non c’è niente di più bello che condividere noi stessi con gli altri.

©Elle

(Pensiero scritto la vigilia di Capodanno 2017)

Presenza

Ti penso nelle pause della mia coscienza
Quando la mente abbassa le difese
E il tuo pensiero, appostato appena dietro l’angolo della mia resistenza,
Fa il suo ingresso a sorpresa facendomi sobbalzare.
Ti penso a sprazzi, nei vuoti che non riesco a riempire
Quei vuoti pieni della tua presenza
Che io mi rifiuto di accettare.
Provo a mandarti via, come un ospite indesiderato,
e tu continui a tornare.
Non bussi alla mia porta ma so che sei lì fuori,
entri dalla finestra come gentile brezza gelida che mi sfiora il viso.
Ti penso nei silenzi rumorosi della mia solitudine,
Quando non arriva nessuno a salvarmi da me stessa
E sono libera di farmi male supponendo quel noi che non c’è stato.
Ti penso nelle tinte indecise del cielo tra la notte e l’alba,
Alle soglie del nuovo giorno, quando è più arduo uccidere le ultime speranze.
Ti penso nei limbi tra il sonno e la veglia, ti auguro una buonanotte silente che non arriverà a destinazione, ti dedico una preghiera che rimarrà inascoltata.
Ti penso come si pensa a un sogno,
che nonostante la sua inconsistenza, lascia comunque una traccia addosso.

©Elle

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(Fonte immagine: web)

Nove

2013mimesismatematica

Mi chiedo se a definirci sia il nostro passato
o ciò che siamo nel presente.
Chi siamo, noi?
Siamo la somma delle nostre esperienze
o solo il risultato finale?
Nove può essere
Tanto la somma di tre e sei
Che quella di quattro e cinque
O di otto e di uno.
Strade diverse, lo stesso risultato.
E in fondo
importa davvero
sapere come ci si è arrivati?
A molti non interessa
Di quale addendi sei la somma,
di quali fattori sei il prodotto.
Per molti siamo solo il numero nove.
Chi non c’era prima dell’uguale,
vedrà solo quello.
Altri, invece,
quelli che c’erano prima,
quelli che conoscono addendi e fattori
ma hanno sbagliato i calcoli,
non riescono a comprendere
come si sia arrivati a quel risultato,
non riescono ad accettarlo
e restano fermi a quell’uguale.
E alla fine, in quanti si rendono conto
che i due termini dell’uguaglianza si equivalgono?
Qualcuno riesce a vederci
per come ci vediamo noi
per ciò che siamo davvero?
Sia il prima, che il dopo l’uguale?
L’equazione nel suo insieme?

©Elle

Resiliente

Hai nascosto tanto bene i tuoi sentimenti
che neanche tu riesci più a ritrovarli
Sepolti come un tesoro
In qualche punto della tua spiaggia privata
Intorno alla quale hai eretto un muro
Che vigili a vista
Con sentinelle sparse lungo il perimetro.
Non abbassi mai la guardia
Non permetti a nessuno di avvicinarsi,
di vedere ciò che c’è oltre.
Vuoi far credere che ci sia il vuoto,
solo una distesa di impervie rocce arse dal sole
e un mare perennemente in tempesta.
Vuoi far credere che tu sia solo un bel corpo senz’anima
brandelli di carne al posto del cuore
e discorsi volutamente vuoti.
Ma io e te sappiamo
che non è ciò che sei.
Sei un concentrato di essere
sotto un impenetrabile velo di apparire.
Sei un resiliente
che ha assorbito troppi urti
che si è anestetizzato
ma mai del tutto desensibilizzato.
Una volta, però, credevo di conoscere il confine
Tra la tua maschera ed il tuo viso
Ora non so più dove finisca l’una
e inizi l’altro.
(E tu, lo sai?)

©Elle

Dubbi

 

 

 

 

 

 

 

 

Se solo l’uomo non fosse un essere pensante,
forse sarebbe davvero una macchina perfetta.

Invece siamo creature fragili e imperfette,
condannate dalla nostra stessa umanità,
dalle nostre paure,
dai nostri sentimenti,
dai nostri desideri,
dai nostri bisogni,
dai nostri sogni.